Monitoraggio ambientale degli impianti di biogas e biometano: cosa si controlla, chi verifica e dove trovare i dati

Un impianto che tratta rifiuti, che sia la captazione del biogas di una discarica o un digestore per la FORSU, lavora sotto un sistema di controllo fissato dall’autorizzazione: un Piano di Monitoraggio e Controllo che stabilisce cosa misurare, con che frequenza e a chi comunicarlo. I risultati vanno trasmessi all’autorità competente, ai Comuni interessati e all’ente di controllo, e la legge prevede che siano messi a disposizione del pubblico.

Il Marcopolo Environmental Group gestisce dal 1993 impianti di captazione del biogas da discarica in 13 regioni e progetta impianti di biometano da FORSU: in questo articolo spieghiamo, a partire da quella esperienza, come funziona il monitoraggio ambientale di questi impianti, chi effettua le verifiche, dove un cittadino può consultare i dati e come si segnala un problema.

In sintesi:

  • Ogni impianto di biogas o biometano che tratta rifiuti ha un Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC), allegato all’autorizzazione, che fissa parametri, metodi e frequenze dei controlli.
  • I controlli principali riguardano emissioni in atmosfera, rumore, consumi, reflui e qualità del biogas e del biometano.
  • Il gestore esegue gli autocontrolli; l’ARPA verifica e ispeziona l’impianto, da una volta l’anno a una ogni tre anni in base al rischio.
  • I dati del monitoraggio e le relazioni di ispezione sono pubblici per legge: le relazioni vanno pubblicate entro quattro mesi dalla visita.
  • In una discarica il monitoraggio del biogas dura fino a 30 anni dopo la chiusura.
  • Una segnalazione di odori si invia al Comune, all’ARPA o all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione.

1. Perché un impianto di biogas o biometano è sorvegliato per legge

Il D.Lgs. 36/2003 impone di captarlo e trattarlo, prioritariamente con recupero energetico e, in subordine, con la combustione controllata in torcia. L’obbligo dura dall’inizio della produzione di biogas fino a 30 anni dopo la chiusura definitiva della discarica.

Per gli impianti di digestione anaerobica della FORSU: trattano rifiuti, quindi la normativa ambientale di riferimento è molto severa. Ogni fase, dal ricevimento alla compressione del biometano, è soggetta a prescrizioni su emissioni, scarichi e rumore.

Il quadro autorizzativo che regola un impianto di questo tipo comprende, a seconda dei casi:

Ambito Autorizzazione
Ambientale Verifica di assoggettabilità a VIA o Valutazione di Impatto Ambientale (art. 23, D.Lgs. 152/2006)
Ambientale Autorizzazione Integrata Ambientale – AIA (art. 29-bis, D.Lgs. 152/2006), a discrezione dell’ente
Energetica Autorizzazione Unica (D.Lgs. 387/2003) o PAS
Ambientale Autorizzazione alle emissioni (artt. 269-272, D.Lgs. 152/2006), se non c’è AIA
Ambientale Autorizzazione al recupero rifiuti (art. 208, D.Lgs. 152/2006), operazione R1, se non c’è AIA
Ambientale Regimentazione delle acque meteoriche e autorizzazione allo scarico previo trattamento
Sicurezza Certificato di Prevenzione Incendi (Vigili del Fuoco)

Il monitoraggio non è quindi una scelta del gestore: è una condizione per poter operare.

2. Cos’è il Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) e cosa contiene

Il Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) è il documento, allegato all’autorizzazione principale, che prescrive tutti i controlli ambientali necessari a verificare la corretta gestione dell’impianto. Per ogni componente ambientale indica il parametro, il metodo, la frequenza e chi esegue la misura.

In un impianto di biogas da discarica o di biometano da FORSU, i controlli principali riguardano:

Componente Cosa si verifica
Emissioni in atmosfera Concentrazioni ai camini di motori, torce e sezioni di trattamento, confrontate con i limiti autorizzati
Emissioni acustiche Rumore al confine dell’impianto e presso i ricettori
Consumi Combustibili, energia, prodotti chimici e reagenti utilizzati
Reflui Analisi delle acque di scarico e, nelle discariche, del percolato
Biogas e biometano Composizione e quantità del gas prodotto, consumato e immesso in rete

Il gestore esegue gli autocontrolli previsti dal Piano e ne riporta gli esiti in una relazione periodica all’autorità. L’ente di controllo, a sua volta, verifica che gli autocontrolli siano regolari e che le prescrizioni siano rispettate.

3. Monitoraggio delle discariche: cosa si controlla anche dopo la chiusura

In una discarica il monitoraggio non si ferma con l’ultimo conferimento. Finché il rifiuto produce biogas, la rete di captazione deve impedire che il gas sfugga in atmosfera.

Negli impianti di captazione gestiti dal Marcopolo Environmental Group l’obiettivo di riferimento è garantire almeno 1 mbar di depressione sul pozzo più lontano dalla stazione di estrazione. È il valore che assicura che anche il punto più periferico della rete di captazione stia aspirando, e quindi che non ci siano emissioni diffuse. La depressione applicata al corpo discarica cambia con l’età del rifiuto: da 10-15 mbar nella fase di massima produzione fino a 100-120 mbar nella fase terminale.

Per questo il monitoraggio di una discarica comprende, oltre ai controlli del PMC, la verifica continua della rete: depressioni ai pozzi, portate, qualità del biogas e funzionamento della stazione di regolazione. Una verifica che prosegue per tutti gli anni in cui la discarica continua a produrre biogas dopo la chiusura.

4. Chi controlla un impianto in AIA e ogni quanto: il ruolo dell’ARPA

Il sistema dei controlli sugli impianti in AIA è disciplinato dall’art. 29-decies del D.Lgs. 152/2006 e funziona su tre livelli.

  1. Il gestore trasmette i dati del monitoraggio all’autorità competente, ai Comuni interessati e all’ente di controllo, con le modalità e le frequenze fissate dall’autorizzazione. Deve inoltre informarli immediatamente di ogni violazione delle prescrizioni e intervenire per ripristinare la conformità.
  2. L’ente di controllo, che per gli impianti regionali è l’ARPA territorialmente competente, verifica il rispetto delle prescrizioni, la regolarità degli autocontrolli e la correttezza delle comunicazioni del gestore. I costi dei controlli sono a carico del gestore.
  3. Le ispezioni in loco seguono una frequenza basata sul rischio: al massimo ogni anno per gli impianti a rischio più alto, ogni tre anni per quelli a rischio più basso, ogni sei mesi se l’ispezione precedente ha rilevato inosservanze gravi.

Dopo ogni visita l’ente redige una relazione, che va notificata al gestore e all’autorità entro due mesi e resa pubblica entro quattro mesi dalla visita.

5. Dove trovare i dati di monitoraggio di un impianto

I dati del monitoraggio degli impianti in AIA non sono riservati. La legge prevede che l’autorità competente li metta a disposizione del pubblico, presso i propri uffici o pubblicandoli sul proprio sito internet. Lo stesso vale per i risultati dei controlli sulle emissioni e per le relazioni di ispezione.

In pratica, i canali sono tre:

  • I portali AIA delle Regioni o delle Province, dove sono pubblicati atti autorizzativi e, in molti casi, le relazioni annuali sui risultati del Piano di Monitoraggio e Controllo. La Regione Calabria, per esempio, pubblica le relazioni annuali dei singoli impianti, e lo stesso fa la Regione Abruzzo.
  • Il portale del Ministero dell’Ambiente, per gli impianti con AIA statale.
  • La richiesta di accesso all’informazione ambientale all’autorità competente, ai sensi del D.Lgs. 195/2005, quando i documenti non sono già online.

Il livello di pubblicazione cambia molto da un territorio all’altro: alcune amministrazioni caricano tutto, altre solo l’atto autorizzativo. Il diritto di accesso, però, vale ovunque.

6. Cosa monitora Marcopolo nei propri impianti

Nei progetti che sviluppiamo come Marcopolo Environmental Group, sia per il biogas da discarica sia per la digestione anaerobica della FORSU, il monitoraggio parte dalle prescrizioni del Piano di Monitoraggio e Controllo e si estende alla gestione quotidiana dell’impianto. I controlli principali riguardano:

  • emissioni in atmosfera di motori, torce e linee di trattamento;
  • emissioni acustiche;
  • consumi di combustibili, prodotti chimici e reagenti;
  • analisi dei reflui;
  • analisi del biogas e del biometano prodotti e consumati;
  • nelle discariche, depressioni, portate e qualità del gas sulla rete di captazione, con il vincolo di almeno 1 mbar sul pozzo più lontano.

Gli odori sono la componente più sensibile per chi vive vicino a un impianto. Per questo misurare le emissioni odorigene in modo oggettivo e ridurle alla sorgente fa parte della gestione ordinaria, non di un intervento straordinario.

7. Come segnalare odori o emissioni da un impianto

Chi percepisce odori molesti o nota un’anomalia vicino a un impianto può rivolgersi a:

  1. il Comune, che ha competenza sulla tutela della salute e dell’igiene pubblica sul proprio territorio;
  2. l’ARPA territorialmente competente, che può effettuare sopralluoghi e misure;
  3. l’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione (Regione o Provincia), che può disporre verifiche e, se necessario, prescrizioni aggiuntive.

Una segnalazione è tanto più utile quanto più è precisa: data, ora, durata, direzione del vento e descrizione del tipo di odore permettono di collegarla a una sorgente. Per le emissioni odorigene esiste anche un riferimento normativo specifico, l’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006, che consente alle Regioni di fissare valori limite e criteri di valutazione.

Un’ultima considerazione, che vale per tutti gli impianti: l’odore percepito non dipende solo dall’impianto più vicino. In aree agricole e zootecniche le sorgenti possono essere diverse, e solo una misura oggettiva, come l’olfattometria dinamica secondo la norma UNI EN 13725, permette di attribuire un’emissione con certezza.

Nota metodologica

Le informazioni sul quadro dei controlli fanno riferimento al D.Lgs. 152/2006 (in particolare artt. 29-bis, 29-decies e 272-bis), al D.Lgs. 36/2003 e al D.Lgs. 195/2005 sull’accesso all’informazione ambientale, nel testo vigente.Le categorie di controllo e il criterio di 1 mbar sul pozzo più lontano sono riferiti alla pratica progettuale e gestionale del Marcopolo Environmental Group. Le prescrizioni specifiche di ogni impianto sono quelle contenute nella sua autorizzazione.

Domande frequenti

Cosa si monitora in un impianto di biogas?

In un impianto di biogas da discarica o di biometano da FORSU si monitorano le emissioni in atmosfera di motori e torce, il rumore, i consumi di combustibili e reagenti, i reflui e la composizione del biogas e del biometano. Nelle discariche si controllano anche depressioni e portate della rete di captazione, per evitare che il gas sfugga in atmosfera.

Cos’è il Piano di Monitoraggio e Controllo di un impianto?

È il documento allegato all’autorizzazione, di norma l’AIA, che stabilisce quali controlli ambientali il gestore deve eseguire, con quali metodi e con che frequenza. Copre emissioni in atmosfera, rumore, consumi, reflui e, negli impianti di biogas, la qualità e la quantità del gas prodotto.

Chi controlla un impianto di biogas o biometano?

Il gestore esegue gli autocontrolli e trasmette i dati all’autorità competente, ai Comuni interessati e all’ente di controllo. Per gli impianti in AIA regionale le verifiche e le ispezioni in loco sono svolte dall’ARPA territorialmente competente.

Ogni quanto viene ispezionato un impianto in AIA?

La frequenza dipende dal livello di rischio stabilito dalla Regione: al massimo ogni anno per gli impianti a rischio più alto e ogni tre anni per quelli a rischio più basso. Se un’ispezione rileva inosservanze gravi, la successiva deve avvenire entro sei mesi.

I dati del monitoraggio di un impianto sono pubblici?

Sì. Il D.Lgs. 152/2006 prevede che l’autorità competente metta a disposizione del pubblico i dati del monitoraggio e i risultati dei controlli, presso i propri uffici o sul proprio sito. Le relazioni di ispezione devono essere rese pubbliche entro quattro mesi dalla visita.

Come si segnalano odori molesti provenienti da un impianto?

Si può rivolgere una segnalazione al Comune, all’ARPA territorialmente competente o all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione. È utile indicare data, ora, durata, direzione del vento e tipo di odore, per permettere di collegare l’episodio a una sorgente.

Per quanto tempo va monitorata una discarica dopo la chiusura?

La gestione del biogas di discarica è obbligatoria fino a 30 anni dopo la chiusura definitiva, secondo il D.Lgs. 36/2003. Per tutto il periodo la rete di captazione deve impedire che il gas sfugga in atmosfera.

Come gestisce Marcopolo il monitoraggio dei propri impianti?

Il Marcopolo Environmental Group imposta il monitoraggio a partire dalle prescrizioni del Piano di Monitoraggio e Controllo di ogni impianto: emissioni in atmosfera, rumore, consumi, reflui e analisi del biogas e del biometano. Nelle discariche garantisce almeno 1 mbar di depressione sul pozzo più lontano dalla stazione di estrazione, per evitare emissioni diffuse.