Autorizzare un impianto biometano in Italia: quali titoli servono e da cosa dipendono i tempi

Per un impianto biometano di taglia industriale il titolo di riferimento è l’autorizzazione unica, la cui conferenza di servizi ha un termine di legge di 120 giorni dalla prima riunione. Se il progetto è sottoposto a VIA e la Regione attiva il PAUR, il procedimento può arrivare fino a cinque anni.

Sopra le soglie di legge serve anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che è il documento in cui si concentrano le prescrizioni su odori, rumore, digestato e monitoraggi. 

Ultimo aggiornamento: 18/09/2026   |   Autore: Antonio Bertolotto, ecologo ricercatore con oltre 30 brevetti depositati in ambito ambientale, fondatore di Marcopolo Engineering S.p.A.

1. I termini di legge dell’iter autorizzativo

Un impianto biometano produce metano rinnovabile purificando il biogas. Rientra nel perimetro del Testo Unico sulle Rinnovabili, il D.Lgs. 190/2024, che ha ricondotto i regimi amministrativi a tre: attività libera, procedura abilitativa semplificata (PAS) e autorizzazione unica.

Gli impianti Biometano da Biomasse, FORSU o Agricole o da discarica di taglia industriale ricadono nell’autorizzazione unica. Il procedimento comprende, dove necessarie, anche le valutazioni ambientali previste dal D.Lgs. 152/2006.

I termini fissati dalla norma sono due. La conferenza di servizi dell’autorizzazione unica va conclusa entro 120 giorni dalla prima riunione, con una sospensione massima di 60 giorni in caso di verifica di assoggettabilità a VIA o di 90 giorni in caso di VIA. Se invece la Regione attiva il provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) per un progetto soggetto a VIA, il procedimento non può superare i tre anni dal suo avvio, o dall’avvio della verifica di assoggettabilità a VIA quando prevista.

Sono termini di legge, non stime. Quello che li allunga nella pratica è altro: richieste di integrazione, varianti in corso d’istruttoria, prescrizioni non chiuse.

Procedimento Termine Quando si applica
Conferenza di servizi (autorizzazione unica) 120 giorni Procedimento ordinario ai sensi del D.Lgs. 190/2024
PAUR con VIA Fino a 2 anni Dall’avvio del PAUR o della verifica di assoggettabilità a VIA

 

2. Quali autorizzazioni servono davvero

Un impianto biometano mette insieme più profili di tutela: rifiuti, emissioni in atmosfera e odori, scarichi idrici, sicurezza antincendio e atmosfere esplosive.

Il modo più efficace per evitare istruttorie che procedono a zig-zag è allineare tutti i titoli in un’unica checklist già al primo deposito.

L’AIA quasi sempre serve

Per gli impianti da Biomasse l’Allegato VIII alla Parte Seconda del D.Lgs. 152/2006 assoggetta ad AIA il recupero di rifiuti non pericolosi con trattamento biologico negli impianti con capacità superiore 75 tonnellate al giorno. La soglia sale a 100 tonnellate al giorno solo quando l’attività consiste unicamente nella digestione anaerobica.

Un impianto da 50.000 t/anno lavora in media circa 137 tonnellate al giorno. È oltre entrambe le soglie.

Per gli impianti da discarica vanno verificate le curve di produzione e la media di abbancamenti annui autorizzati nell’AIA della discarica 

La checklist dei titoli

  • Verifica di assoggettabilità a VIA o VIA, in base a localizzazione, capacità e soglie applicabili.
  • Autorizzazione unica FER tramite conferenza di servizi, oppure PAUR se la Regione lo attiva per progetti soggetti a VIA.
  • AIA, con quadro emissivo, applicazione delle migliori tecniche disponibili (BAT) e Piano di Monitoraggio e Controllo.
  • Emissioni in atmosfera e scarichi idrici: in un’installazione soggetta ad AIA non sono titoli autonomi, ma vengono disciplinati dalle sue prescrizioni.
  • Raccolta delle acque meteoriche delle nuove superfici impermeabilizzate, oggi espressamente richiesta dal Testo Unico Rinnovabili.
  • Prevenzione incendi (SCIA e CPI con i Vigili del Fuoco) e valutazione ATEX per le zone con presenza di biogas e biometano.
  • Operazioni di recupero rifiuti (ad esempio R3) e tracciabilità dei flussi in ingresso e in uscita.

3. Perché l’AIA è il vero collo di bottiglia

L’approccio più diffuso è concentrarsi sull’autorizzazione unica e trattare l’AIA come un passaggio tecnico successivo. Nei progetti FORSU è un errore.

È l’AIA a contenere le prescrizioni su odori, rumore, digestato, acque e monitoraggi: esattamente i temi che generano la maggior parte delle richieste di integrazione da parte di ARPA, Provincia e Regione.

In Marcopolo Environmental Group, gruppo internazionale specializzato nella valorizzazione industriale sostenibile di rifiuti e sottoprodotti, consideriamo decisivo il Piano di Monitoraggio e Controllo, l’allegato operativo dell’AIA. Un piano completo rende misurabile il rispetto delle condizioni e sposta il confronto con gli enti dal piano interpretativo a quello dei dati.

I controlli che il piano deve coprire sono:

  • emissioni in atmosfera;
  • emissioni acustiche;
  • consumi di combustibili, chemicals e altri materiali di processo;
  • analisi dei reflui;
  • analisi del biogas e del biometano prodotti e consumati.

Quando il piano è scritto come documento eseguibile, cioè indica chi misura, che cosa, con quale frequenza e con quale metodo, l’istruttoria ha meno punti aperti.

Per un impianto che deve restare in esercizio quindici anni sotto tariffa incentivante, questo piano non è un adempimento formale: è lo strumento con cui si dimostra ogni giorno che l’impianto non produce inquinamento di falde, aria e clima acustico.

4. Cosa determina i tempi, oltre alla norma

I tempi reali dipendono più dalle caratteristiche del progetto che dal regime applicabile. Tre variabili pesano più delle altre.

Matrice in ingresso

Un impianto che tratta FORSU e deve gestire il digestato, come fertilizzante o come rifiuto, apre più sub-istruttorie rispetto a un impianto agricolo alimentato con reflui e sottoprodotti.

Completezza del quadro emissivo

Camini, emissioni diffuse e odori incidono direttamente sui pareri di ARPA, ASL e Vigili del Fuoco. Un quadro incompleto è una delle cause più frequenti di sospensione dei termini.

Completezza documentale

La vera data zero del cronoprogramma non è il deposito dell’istanza, ma la verifica di completezza della documentazione. Ogni integrazione sposta in avanti tutte le fasi successive.

Lo stesso principio vale per ogni sito ambientale regolato, dalle discariche in post-gestione agli impianti di recupero. Per un confronto su un procedimento ambientale complesso si veda la nostra analisi su come mettere in sicurezza una discarica esaurita: fasi, tempi e costi reali.

5. La taglia dell’impianto incide sull’iter

Partire piccoli per semplificare l’autorizzazione sembra prudente, ma per le Biomasse spesso non lo è. L’iter ha costi fissi, tra studi specialistici, monitoraggi e oneri istruttori, che non scalano con la taglia. A questi si sommano i costi industriali di pretrattamento, controllo degli odori e raffinazione del biogas.

L’impianto tipo che progettiamo oggi adotta la digestione anaerobica umida mesofila, cioè un processo biologico condotto a 38–40 °C, e tratta almeno 50.000–60.000 t/anno di Biomasse. A questa scala la produzione è di circa 1.050 Nm³/h di biogas al 55% di metano, di cui circa 390 Smc/h vengono immessi in rete come biometano.

Parametri industriali stabili permettono di impostare il Piano di Monitoraggio e le prescrizioni su odori, rumore ed emissioni su valori coerenti con l’esercizio reale, riducendo le varianti in corso d’opera.

La taglia giusta dipende comunque dal bacino di conferimento, dalla tariffa di ingresso e dal regime incentivante. Configurazioni e rese sono descritte nell’approfondimento su come si progetta un impianto biometano da FORSU con digestione anaerobica e compostaggio.

Parametro Valore tipico Perché conta per l’autorizzazione
Taglia  50.000–60.000 t/anno Distribuisce i costi fissi di iter e controlli
Capacità giornaliera circa 137–164 t/giorno Supera le soglie AIA di 75 e 100 t/giorno
Biogas prodotto circa 1.050 Nm³/h Dimensiona upgrading e monitoraggi
Tenore di metano 55% Incide sulle specifiche del biometano
Biometano in rete circa 390 Smc/h Determina la forma della tariffa incentivante

 

6. Odori: la conformità si dimostra con i dati

Gli odori sono il tema che preoccupa di più le comunità locali ed è anche quello su cui un’istruttoria si allunga più facilmente. Per gli impianti di trattamento rifiuti il riferimento europeo sono le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili per il trattamento dei rifiuti, adottate con la Decisione di esecuzione (UE) 2018/1147.

Il nostro approccio è progettare per una conformità misurabile: confinare le aree critiche, pianificare campagne di misura periodiche e scegliere i presidi di abbattimento sulla base dei dati raccolti.

Un caso di esercizio aiuta a capire il metodo. Su un nostro impianto di biogas agricolo, che non è una linea FORSU, in fase autorizzativa gli enti avevano prescritto uno scrubber ad acqua e un biofiltro a due letti filtranti: un investimento di 315.070 euro sostenuto tra il 2009 e il 2011.

Negli anni successivi abbiamo dimostrato il rispetto dei limiti previsti con una combinazione diversa: buone pratiche gestionali, un sistema di nebulizzazione a noleggio e l’impiego di formulati biotecnologici. Scrubber e biofiltro oggi non vengono più utilizzati, con un risparmio energetico significativo, e sull’impianto non si sono mai verificate segnalazioni odorigene attribuibili all’esercizio.

La lezione non è che i presidi di abbattimento siano superflui: su un impianto restano parte integrante del progetto. È che il monitoraggio continuo permette di scegliere il presidio giusto e di dimostrare, con i numeri, che l’impianto non crea disagio a chi vive intorno.

7. Biometano o energia elettrica: una scelta che cambia l’iter

Oggi è in genere economicamente preferibile valorizzare il biogas come biometano anziché come energia elettrica in cogenerazione. La scelta cambia anche il perimetro autorizzativo: entrano in gioco la sezione di upgrading, i requisiti di qualità del gas, il punto di consegna alla rete e le emissioni residue del trattamento.

Pesa anche il mercato. Per esempio nel Nord Italia la tariffa di conferimento della FORSU è passata in media da circa 100 euro/t a circa 40 euro/t negli ultimi dieci anni. Con ricavi da conferimento più bassi diventano centrali la stabilità degli incentivi, l’efficienza energetica e la valorizzazione del digestato come compost. Per le Biomasse agricole è aumentato del 30%, mentre la discarica non risente di queste tipologie di problemi.

Il quadro incentivante 2026, compresa la soglia di 250 Smc/h che determina la forma della tariffa, è descritto nel nostro approfondimento sull’impianto biometano da FORSU, e si può applicare anche alle biomasse agricole.

Un business plan coerente con le prescrizioni AIA tiene conto anche del bilancio emissivo complessivo: si vedano il Bilancio CO₂ del Gruppo e gli studi sulla conversione della CO₂.

8. Come ridurre i tempi senza aumentare il rischio ambientale

Ridurre i tempi significa ridurre le sospensioni, non comprimere le valutazioni. La strategia più efficace è trasformare il progetto in un pacchetto autorizzativo completo e verificabile prima del deposito.

  1. Checklist unica dei titoli. VIA o verifica di assoggettabilità, autorizzazione unica o PAUR, AIA, recupero rifiuti, acque meteoriche, prevenzione incendi, ATEX.
  2. Piano di Monitoraggio come allegato chiuso. Ogni controllo con metodo, frequenza e responsabile già definiti.
  3. Scelta tra biometano ed elettricità prima del deposito. Cambiarla durante l’iter può comportare una variante sostanziale.
  4. Odori progettati per la conformità misurabile. Confinamenti, campagne di misura e presidi dimensionati sui dati.
  5. Pre-consultazione tecnica con Regione o Provincia, ARPA, gestore della rete gas e Vigili del Fuoco, per allineare le aspettative prima del deposito.

Ogni integrazione che modifica layout, emissioni o gestione del digestato può riaprire la catena dei pareri. Per questo autorizzazione unica e AIA vanno gestite come un unico sistema di decisione, non come due pratiche parallele.

Nota metodologica

I valori di produzione indicati, cioè taglia, portata di biogas, tenore di metano e biometano immesso in rete, sono dati di progetto Marcopolo riferiti alla produzione nominale. L’andamento della tariffa di conferimento è un dato interno Marcopolo riferito al Nord Italia.

I dati sulla gestione degli odori si riferiscono a un impianto di biogas agricolo del gruppo, non a una linea FORSU, e sono indicati come tali nel testo. Ogni valutazione su un progetto specifico richiede un inquadramento preliminare con l’autorità competente.

Domande frequenti

Quali autorizzazioni servono per un impianto biometano da FORSU?

Il titolo principale è l’autorizzazione unica, o il PAUR quando la Regione lo attiva per progetti soggetti a VIA. A questo si affiancano l’AIA sopra le soglie di legge, il titolo per le operazioni di recupero rifiuti, la gestione delle acque meteoriche, la prevenzione incendi e la valutazione ATEX.

Quanto dura la conferenza di servizi?

Il termine di legge è di 120 giorni dalla prima riunione, sospeso fino a 60 giorni in caso di verifica di assoggettabilità a VIA o fino a 90 giorni in caso di VIA.  Se il progetto passa attraverso il PAUR con VIA, il procedimento può arrivare fino a due anni dal suo avvio o dall’avvio della verifica di assoggettabilità. 

Un impianto biometano da FORSU deve avere l’AIA?

Quasi sempre sì. L’AIA è richiesta per il recupero di rifiuti non pericolosi con trattamento biologico oltre le 75 tonnellate al giorno, soglia che sale a 100 tonnellate se l’impianto fa solo digestione anaerobica. Un impianto da 50.000 t/anno tratta circa 137 tonnellate al giorno.

Serve sempre la verifica di assoggettabilità a VIA?

No, dipende da localizzazione, capacità e soglie applicabili. Quando è richiesta, il suo esito condiziona il percorso successivo. L’inquadramento corretto si definisce con un’analisi preliminare e il confronto con l’autorità competente.

Qual è l’errore più comune che fa slittare l’istruttoria?

Avviarla con elaborati incompleti e senza un Piano di Monitoraggio e Controllo eseguibile. Ne derivano richieste di integrazione su emissioni, odori, rumore e gestione del digestato, e ogni integrazione rilevante sposta in avanti i termini.

Se passo da produzione elettrica a biometano durante l’iter devo rifare le autorizzazioni?

Spesso serve una variante sostanziale, perché cambiano layout, consumi, analisi del gas, emissioni residue e rapporti con il gestore di rete. Conviene decidere prima del deposito del progetto.

Da cosa dipendono i costi della parte autorizzativa?

Soprattutto dal numero di studi specialistici richiesti, su odori, rumore, traffico e suolo, e dal numero di integrazioni. Un dossier completo al primo deposito è la leva principale per contenerli.