Quanto dura la produzione di biogas in una discarica dopo la chiusura

La produzione di biogas in una discarica prosegue tipicamente per 15–30 anni dopo la chiusura, con un picco nei primi 3–5 anni e un declino progressivo che può estendersi oltre i 30 anni. La norma italiana non fissa una data di fine: il D.Lgs. 36/2003, come modificato dal D.Lgs. 121/2020, subordina la chiusura della post-gestione alla dimostrazione che le emissioni residue di biogas siano trascurabili.

Ultimo aggiornamento: 27/08/2026 Autore: Antonio Bertolotto, ecologo ricercatore con oltre 30 brevetti depositati in ambito ambientale – Fondatore Marcopolo Engineering Spa.

La durata “sfruttabile” dipende però da tre grandezze distinte, che vanno tenute separate:

  1. Produzione teorica — stimata con modelli previsionali (MPE, LandGEM, modello IPCC)

  2. Biogas realmente captato — funzione della rete di estrazione e della sua gestione

  3. Vita utile economica — determinata da soglie di portata, quadro incentivante e OPEX

In pratica, è la gestione post-chiusura a determinare quanto a lungo il biogas resta valorizzabile. Sulla Discarica di Taranto, quattordici anni di confronto annuale fra curva teorica MPE e biogas realmente captato (2007–2020) mostrano una resa di captazione salita dal 45% al 96%, con la portata reale cresciuta 14,7 volte contro una crescita teorica di 6,9 volte. La differenza non è biologia: è rete.

1. Quanto dura davvero la produzione di biogas in una discarica dopo la chiusura?

La produzione di biogas continua dopo la chiusura perché la degradazione anaerobica (processo biologico che avviene in assenza di ossigeno) nel corpo rifiuti prosegue finché restano frazioni biodegradabili e condizioni favorevoli: umidità, temperatura, pH neutro.

Il gas prodotto è una miscela con contenuto di metano tipicamente compreso tra 45% e 60% e anidride carbonica tra 40% e 55%, con tracce di composti solforati (H₂S), silossani e composti organici volatili non metanici. È questa composizione a determinare sia il valore energetico sia i vincoli di trattamento.

Sul piano fisico, i modelli di decadimento del primo ordine adottati a livello internazionale — a partire dal Landfill Gas Emissions Model (LandGEM) dell’US EPA — descrivono la generazione come una funzione esponenziale decrescente governata da due parametri:

  • k — costante cinetica di degradazione (anni⁻¹), che dipende da umidità, temperatura e biodegradabilità

  • L₀ — potenziale di generazione di metano per unità di massa (m³ CH₄/tonnellata)

Con valori di k tipici per climi temperati, la produzione resta significativa per 15–30 anni dopo la formazione delle condizioni anaerobiche, con code residue che si estendono ben oltre. Non esiste un punto di azzeramento: esiste una soglia sotto la quale il gas non è più né captabile efficacemente né valorizzabile.

Per la gestione operativa conviene quindi distinguere sempre tre durate: durata della produzione fisica, durata della captazione efficace, durata economicamente sostenibile.

2. Perché la normativa italiana non fissa una scadenza alla post-gestione

Questo è il punto più frainteso del tema, e vale la pena chiarirlo con i riferimenti esatti.

Il D.Lgs. 13 gennaio 2003, n. 36 — attuazione della direttiva 1999/31/CE — stabilisce all’art. 8, comma 1, lett. m) che il piano finanziario copra i costi di gestione post-operativa per un periodo di almeno trenta anni. Trenta anni sono quindi un minimo di copertura finanziaria, non un limite massimo di durata.

L’art. 13, comma 2 è ancora più esplicito: manutenzione, sorveglianza e controlli devono essere assicurati anche nella fase successiva alla chiusura fino a che l’ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l’ambiente.

Il D.Lgs. 3 settembre 2020, n. 121, che recepisce la direttiva (UE) 2018/850, ha reso questo principio operativo introducendo l’art. 13, comma 6-bis:

“La fine del periodo di gestione post-operativa deve essere proposta dal gestore e deve essere ampiamente documentata con una valutazione del responsabile tecnico sull’effettiva assenza di rischio della discarica, con particolare riguardo alle emissioni da essa prodotte (percolato e biogas). In particolare, deve essere dimostrato che possono ritenersi trascurabili gli assestamenti della massa di rifiuti e l’impatto ambientale (anche olfattivo) delle emissioni residue di biogas.”

— D.Lgs. 36/2003, art. 13, c. 6-bis (introdotto dal D.Lgs. 121/2020)

La conseguenza è netta: la durata della post-gestione non è fissata da un calendario, è definita dal biogas residuo. Finché la discarica genera e disperde metano in quantità non trascurabile, la post-gestione non può chiudersi — e le garanzie finanziarie ex art. 14 restano in essere.

Lo stesso D.Lgs. 121/2020 è intervenuto anche sull’art. 12, subordinando la procedura di chiusura alla verifica della conformità morfologica della discarica e degli accorgimenti progettuali per la stabilità.

3. La curva di produzione segue fasi prevedibili, ma la durata reale dipende dalla gestione

La curva produttiva non è lineare: segue fasi riconoscibili che aiutano a stimare durata e rischio.

La descrizione qualitativa del fenomeno è stabile da decenni. Già nel 2002, in un’analisi sullo stato delle discariche italiane, Stefano Ciafani dell’Ufficio scientifico di Legambiente sintetizzava così la dinamica temporale della produzione:

“Il processo di decomposizione inizia subito nelle prime settimane di attività della discarica e si protrae per molti anni dopo la chiusura della discarica. La produzione ha intensità variabile con il tempo, toccando il massimo nei primi anni di attività, per poi decrescere in seguito.”

Il testo è anteriore al D.Lgs. 36/2003 e va letto per la sola descrizione del processo biologico, non per il quadro normativo che cita. Su quel piano il riferimento attuale è la modellistica di decadimento del primo ordine.

Sul piano modellistico, questa dinamica è formalizzata dai modelli di decadimento del primo ordine. Il manuale operativo di LandGEM descrive la generazione annua come somma dei contributi di ciascuna coorte di rifiuto conferito, ciascuna con il proprio decadimento esponenziale. La versione 3.1 del modello, aggiornata nel 2024, consente l’import diretto di tonnellaggi conferiti e volumi di gas captato, allineando stima e misura.

Il modello IPCC (2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories, Volume 5 — Waste) applica lo stesso impianto concettuale su scala inventariale ed è il riferimento per i conteggi nazionali di emissione.

Nella pratica operativa leggiamo la curva per cinque fasi: avviamento, consolidamento, salto di efficienza di captazione, regime stabile, ottimizzazione finale. Questa lettura è utile perché separa in modo netto due cose che vengono spesso confuse:

  • la produzione del corpo rifiuti, governata dalla biologia e descritta dai modelli

  • la capacità della rete di captazione — pozzi, collettori, blower, torcia e motori — governata dalla progettazione e dalla manutenzione

Un errore comune è credere che la chiusura tagli la curva. In realtà la gestione — bilanciamento delle depressioni, manutenzione dei pozzi, qualità delle coperture — può estendere sensibilmente la fase valorizzabile. I criteri applicati sono descritti nella scheda tecnica Processi del Biogas Landfill.

4. Quali fattori allungano o riducono la durata del biogas in una discarica chiusa

La durata post-chiusura dipende dall’interazione tra quattro famiglie di variabili:

Rifiuto conferito — frazione organica, biodegradabilità, densità di compattazione. Determina L₀.

Acqua — umidità nel corpo rifiuti e regime di percolazione. È il fattore che incide di più su k: un corpo rifiuti che si secca rallenta drasticamente l’attività microbica.

Coperture — cap finale, drenaggi, gestione delle acque meteoriche. Riducono ingressi d’aria e dispersioni fuggitive.

Sistema di captazione — densità dei pozzi, tenuta delle linee, regolazione delle depressioni.

In termini di potenziale, i riferimenti internazionali collocano la resa di una tonnellata di rifiuti urbani in discarica controllata nell’ordine di 150–250 m³ di biogas distribuiti sull’intero orizzonte di degradazione, con valori di progetto tipicamente assunti attorno a 200 m³/t su circa 20 anni. I valori puntuali vanno sempre ricalibrati sulla composizione merceologica effettiva: i dati di riferimento italiani sono pubblicati da ISPRA nel Rapporto Rifiuti Urbani, che nell’edizione 2025 (dati 2024) colloca lo smaltimento in discarica al 14,8% dei rifiuti urbani prodotti in Italia, in calo del 3,7% rispetto all’anno precedente.

Cosa accorcia la durata:

  • ingressi d’aria in rete, che innescano ossidazione e, nei casi peggiori, combustioni lente nel corpo rifiuti

  • essiccamento dei rifiuti, con riduzione dell’attività metanigena

  • perdita di tenuta della rete e cortocircuiti idraulici

  • sovraestrazione, che diluisce il gas e riduce il tenore di metano

Cosa la allunga:

  • coperture ben progettate e drenate

  • gestione attiva del percolato, che mantiene le condizioni di umidità

  • regolazione fine delle depressioni per pozzo

  • integrazione progressiva di nuovi pozzi nelle aree mature

Coperture ben progettate e gestione del percolato tendono a stabilizzare la metanogenesi (la fase del processo anaerobico in cui si forma il metano), mantenendo portate sfruttabili più a lungo.

Sul fronte della prevenzione a monte, il recupero della FORSU tramite digestione anaerobica e compostaggio riduce il biodegradabile conferito in discarica e quindi accorcia strutturalmente la produzione futura di biogas. Per il quadro complessivo delle emissioni evitate, si veda il Bilancio CO₂.

5. Modello teorico e biogas realmente captato: quattordici anni di dati a confronto

Il modo più affidabile per rispondere a “quanto dura” è separare curva teorica e curva reale captata, e misurare lo scarto anno per anno.

Nel nostro metodo confrontiamo i dati reali di biogas captato con la curva teorica prodotta dal MPE (Modello Previsionale Emissioni), un modello di stima basato su composizione merceologica, età del rifiuto e condizioni al contorno, concettualmente affine a LandGEM e ai modelli IPCC di primo ordine.

Il KPI operativo è la resa di captazione:

Resa (%) = biogas realmente captato / biogas teorico da modello

Discarica di Taranto — serie storica completa 2007–2020

Anno Curva teorica MPE (Nm³/h) Biogas reale captato (Nm³/h) Differenza (Nm³/h) Resa
2007 577 259 −317 45%
2008 788 364 −423 46%
2009 848 456 −392 54%
2010 879 621 −257 71%
2011 1.004 621 −383 62%
2012 1.214 676 −535 56%
2013 1.582 1.452 −129 92%
2014 1.928 1.865 −63 97%
2015 2.205 1.846 −359 84%
2016 2.426 2.051 −376 85%
2017 2.719 2.178 −541 80%
2018 3.269 2.685 −584 82%
2019 3.732 2.987 −745 80%
2020 3.959 3.816 −143 96%
Totale 27.129 21.878 −5.251 80,6%

Nota metodologica. I totali sono somme delle portate medie annue espresse in Nm³/h, non volumi cumulati: sommano quattordici valori annuali. Il valore dell’80,6% è la resa di periodo, cioè il rapporto fra le due somme (21.878 / 27.129); la media aritmetica delle quattordici rese annue è invece 73,5%, più bassa perché pesa allo stesso modo gli anni iniziali a bassa portata e quelli maturi. Il volume complessivo captato si ottiene moltiplicando ciascuna portata media annua per le ore di esercizio effettive dell’anno. Dati di esercizio da report di impianto; eventuali scarti di un’unità sui totali derivano dagli arrotondamenti.

Confronto tra curva teorica del modello MPE e biogas realmente captato nella discarica di Taranto dal 2007 al 2020, con resa di captazione annua e soglia dell'80%
Discarica di Taranto: curva teorica MPE e biogas realmente captato, 2007-2020. Resa di periodo 80,6%.

Curva teorica MPE e biogas realmente captato, Discarica di Taranto 2007–2020. Nel pannello inferiore la resa annua di captazione: in rosso gli anni sotto la soglia dell’80%, in blu quelli sopra.

Cosa dice la serie

Il salto del 2013 è il dato più importante della tabella. La resa passa dal 56% al 92% in un solo anno: il biogas captato cresce da 676 a 1.452 Nm³/h (+115%), mentre la curva teorica cresce solo del 30%. La degradazione anaerobica non produce discontinuità di questo tipo — è la rete che cambia. Quel salto corrisponde a un intervento strutturale su pozzi e collettori, non a un’evoluzione del corpo rifiuti.

Il plateau 2010–2011 racconta l’errore opposto. Il captato resta identico a 621 Nm³/h due anni di fila mentre il teorico sale da 879 a 1.004: la resa scende dal 71% al 62%. È la firma di una rete satura, che non riesce a seguire l’aumento del potenziale. Nei due anni successivi la resa scende ancora fino al 56%: circa 538 Nm³/h di potenziale non intercettato, ogni ora, per un anno intero.

La divergenza in valore assoluto non coincide con la divergenza in percentuale. Il gap massimo si registra nel 2019 (−745 Nm³/h) con resa all’80%; il gap minimo nel 2014 (−63 Nm³/h) con resa al 97%. Chi monitora solo la differenza assoluta legge male l’impianto: la metrica corretta è la resa.

Nella seconda metà della serie il regime si stabilizza. Dal 2013 al 2020, otto anni consecutivi, la resa non scende mai sotto l’80% e la portata reale continua a crescere fino a 3.816 Nm³/h. Complessivamente la portata captata cresce 14,7 volte contro una crescita teorica di 6,9 volte: la gestione ha più che raddoppiato la frazione di potenziale effettivamente intercettata.

Questo confronto è una prova metodologica, non solo un dato di performance: un impianto che segue passivamente la curva teorica ha una resa piatta; un impianto gestito attivamente la fa salire.

Le linee guida regionali per le discariche richiedono esplicitamente modelli che tengano conto di composizione, età, temperatura, umidità e caratteristiche del sistema di captazione:

“La produzione potenziale di biogas nel tempo deve essere calcolata mediante un modello previsionale che tenga conto dei diversi fattori che la influenzano, come composizione dei rifiuti, età, temperatura, umidità e caratteristiche del sistema di captazione.”

— Linee guida regionali per discariche

6. La captazione può mantenere rese elevate molti anni dopo la chiusura

Una rete ben gestita mantiene rese elevate anche in fasi mature.

Sulla Discarica di Taranto la resa passa dal 45% nel 2007 al 97% nel 2014, e chiude la serie al 96% nel 2020. Più rilevante ancora per la vita utile economica: negli otto anni dal 2013 al 2020 la resa non è mai scesa sotto l’80%, segnale di regime stabile e controllo operativo efficace.

Questi risultati non derivano dalla maturazione del rifiuto — che anzi, per un impianto in fase avanzata, spingerebbe la curva verso il basso — ma da interventi progressivi su:

  • infittimento e rifacimento dei pozzi di estrazione

  • sostituzione e ribilanciamento dei collettori

  • regolazione delle depressioni ai blower per ridurre ingressi d’aria e cortocircuiti

  • manutenzione e integrazione delle coperture

Come riferimento esterno, il Landfill Methane Outreach Program dell’US EPA documenta come l’efficienza di captazione degli impianti ben gestiti sia sensibilmente più elevata nelle aree dotate di copertura finale rispetto alle aree ancora in coltivazione — un comportamento coerente con la progressione osservata a Taranto.

7. Quando la produzione di biogas post-chiusura inizia a calare in modo significativo

Il “calo significativo” va definito con una metrica, perché ne esistono tre diverse e non coincidono:

  1. Calo del potenziale del corpo rifiuti — è la curva teorica, governata da k e L₀

  2. Calo della portata captata — è ciò che la rete intercetta davvero

  3. Calo sotto soglia economica — per motori, upgrading o anche solo per la torcia

Dal punto di vista operativo, anche in presenza di un picco teorico seguito da discesa fisiologica, la portata captata può restare stabile se la rete viene adattata: nuovi pozzi nelle aree mature, rifacimento linee, gestione del cap.

Nella serie 2007–2020 di Taranto si registra una sola flessione della portata reale in quattordici anni: tra 2014 e 2015, da 1.865 a 1.846 Nm³/h, ovvero −19 Nm³/h, pari a −1,0%. In tutti gli altri tredici passaggi annuali la portata è cresciuta o è rimasta stabile. Un profilo di questo tipo indica che la variabilità naturale può essere ampiamente smorzata dalla gestione, ritardando la perdita di valore energetico.

Quando invece la portata scende a livelli residui — indicativamente nell’ordine di 20–30 Nm³/h — la valorizzazione elettrica cessa di essere sostenibile e si passa a trattamento e ossidazione controllata degli sfiati, tipicamente con sistemi di biofiltrazione o torce a bassa portata. In questi scenari l’obiettivo diventa continuità del controllo emissivo, non massimizzazione energetica — ed è esattamente la fase in cui l’art. 13, c. 6-bis richiede di dimostrare che le emissioni residue siano trascurabili.

8. Come si stima la vita utile energetica di una discarica con biogas

La vita utile energetica è il periodo in cui portata e qualità del gas (CH₄, H₂S, silossani) consentono produzione elettrica o upgrading con margine positivo.

La stima robusta combina modello + misura + soglia economica. Il processo che applichiamo:

  1. Stimare la curva con MPE o con modelli equivalenti (LandGEM, IPCC), calibrando k e L₀ sulla composizione merceologica reale

  2. Misurare portate e composizione con campagne periodiche — flowmeter, gas analyzer, misure per pozzo

  3. Calcolare la resa annuale (reale/teorico) e tracciarne il trend

  4. Definire la soglia di portata minima per motore/CHP o per upgrading a biometano

  5. Simulare scenari OPEX/CAPEX contro il quadro incentivante applicabile

Il passaggio 5 è quello dove si commettono più errori, perché il quadro incentivante italiano per il gas di discarica è molto meno favorevole di quanto si assuma comunemente. È il tema della sezione successiva.

9. Il quadro incentivante italiano per il gas di discarica: cosa si applica davvero

Questo punto merita precisione, perché circolano attribuzioni errate.

DM MiTE 15 settembre 2022, n. 340 — biometano

Il decreto sugli incentivi al biometano attua gli artt. 11 e 14 del D.Lgs. 199/2021 nell’ambito del PNRR (Missione 2, Componente 2, Investimento 1.4). Prevede:

  • un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese ammissibili

  • una tariffa incentivante sulla produzione netta di biometano per 15 anni

  • accesso esclusivamente tramite procedure competitive gestite dal GSE

Il perimetro riguarda impianti di nuova realizzazione e riconversione di impianti a biogas — inclusi, dal 2024, i digestori anaerobici di rifiuti organici. Si tratta di digestione anaerobica dedicata: non del gas estratto dal corpo rifiuti di una discarica. Le Regole Applicative pubblicate dal GSE delimitano il perimetro in modo esplicito. Il quadro complessivo della misura è consultabile sul portale MASE.

DM FER 2 (19 giugno 2024) — produzione elettrica

Il decreto FER 2 ammette impianti a biogas fino a 300 kW elettrici, con accesso via asta competitiva al ribasso, e — punto decisivo — consente l’accesso esclusivamente agli impianti che utilizzano sottoprodotti e materiali elencati nel decreto stesso, escludendo i rifiuti organici che erano precedentemente ammessi ai sensi del DM 23 giugno 2016.

DM FER X transitorio (30 dicembre 2024, n. 457)

Il meccanismo transitorio copre fotovoltaico, eolico, idroelettrico e gas residuati dai processi di depurazione — quindi biogas da fanghi di depurazione, non da discarica.

La conseguenza operativa

Oggi in Italia il gas di discarica non dispone di uno schema incentivante dedicato per nuovi impianti. Gli impianti esistenti operano su incentivi legacy in progressivo esaurimento (DM 6 luglio 2012, DM 23 giugno 2016) o sulla vendita a mercato dell’energia prodotta.

Questo alza la soglia di sostenibilità economica e accorcia la vita utile economica rispetto a quella tecnica. Detto altrimenti: la discarica continuerà a produrre biogas ben oltre il punto in cui produrlo sarà conveniente — e da quel momento la captazione diventa un costo di conformità ambientale, non un ricavo.

È esattamente per questo che il monitoraggio della resa di captazione diventa la variabile decisionale critica: massimizzare l’intercettazione mentre l’economia regge è l’unica leva disponibile. I 5.251 Nm³/h di scarto cumulato sulla serie di Taranto sono, in termini economici, la misura di quanto valga la gestione della rete.

Il quadro incentivante è soggetto ad aggiornamenti frequenti su contingenti e regole operative. Verificare sempre lo stato corrente sul portale GSE prima di impostare un piano economico.

10. Cosa significa per gestori e investitori

Per un gestore (Responsabile Tecnico, Direttore Operations) la durata del biogas guida scelte su rete, sicurezza e post-gestione. Un errore di previsione produce alternativamente:

  • underinvestment — perdita di metano recuperabile, emissioni fuggitive, rischio di non poter dimostrare la trascurabilità richiesta dall’art. 13 c. 6-bis

  • overinvestment — CAPEX su rete e impianti che non trova ritorno

Il plateau 2010–2012 della serie di Taranto è il caso da manuale del primo errore: rete satura, potenziale in crescita, resa in discesa fino al 56%. L’intervento del 2013 ha recuperato 36 punti di resa in un anno.

Per un investitore o energy manager, la variabile critica è lo scarto tra produzione teorica e captazione reale. Se la resa resta alta, la vita utile economica si allunga; se scende sotto soglia, occorre cambiare strategia — upgrading, torcia ad alta efficienza, biofiltrazione. Un piano economico costruito sulla curva teorica sovrastima i ricavi di circa il 20% su un intero orizzonte.

C’è però un elemento che va prezzato esplicitamente: il rischio di post-gestione non ha una data di scadenza contrattuale, ha una condizione tecnica di uscita. La copertura finanziaria minima è di trent’anni (art. 8, c. 1, lett. m), ma la chiusura effettiva della fase post-operativa è subordinata alla dimostrazione, documentata dal responsabile tecnico, che le emissioni residue di biogas siano trascurabili. Sottostimare la coda produttiva significa sottostimare la durata degli obblighi e delle garanzie finanziarie ex art. 14.

Il quadro europeo va nella stessa direzione: la direttiva (UE) 2018/850 ha rafforzato gli obiettivi di riduzione del conferimento in discarica, e il monitoraggio delle emissioni di metano da rifiuti è tra le priorità dell’Agenzia Europea dell’Ambiente.

Schema concettuale di riferimento

Concetto Definizione operativa Come si misura Decisione che abilita
Produzione teorica Potenziale stimato da modello (MPE, LandGEM, IPCC) Modello + input merceologici + k, L₀ Orizzonte di progetto, sizing rete
Biogas realmente captato Portata effettivamente intercettata dalla rete Misure Nm³/h, analisi composizione Manutenzioni, nuovi pozzi, ribilanciamenti
Resa di captazione Reale / teorico (%) Bilancio annuale Benchmark di performance, priorità intervento
Vita utile economica Periodo con margine positivo OPEX/CAPEX vs ricavi e incentivi applicabili CHP vs upgrading vs sola torcia
Soglia di trascurabilità Emissioni residue non significative (art. 13 c. 6-bis) Misure emissive, valutazione responsabile tecnico Proposta di fine post-gestione

Domande frequenti

Qual è la soglia tipica di portata sotto cui un impianto a motori diventa poco sostenibile?

Quando la portata residua scende su valori dell’ordine di 20–30 Nm³/h, la valorizzazione energetica generalmente non è più competitiva e si valuta un trattamento dedicato degli sfiati — biofiltrazione o torcia a bassa portata — per mantenere il controllo emissivo. La soglia reale dipende da OPEX, tenore di metano, contenuto di H₂S e silossani, e prezzo dell’energia. In assenza di incentivi dedicati per il gas di discarica, la soglia si alza ulteriormente.

Quanto incide la differenza tra biogas teorico e biogas captato nella valutazione economica?

Incide direttamente, perché ricavi e incentivi dipendono dal gas effettivamente intercettato, non dal potenziale teorico. Sulla serie 2007–2020 di Taranto la resa di periodo è stata 80,6%, circa quattro quinti del teorico, con uno scarto cumulato di 5.251 Nm³/h sulle portate medie annue. Uno scostamento di questa entità cambia sizing, payback e la scelta tra CHP, upgrading o sola combustione in torcia: un impianto dimensionato sulla curva teorica è sovradimensionato di circa il 20%.

La chiusura con copertura finale riduce sempre la produzione di biogas?

No. La copertura finale riduce ingressi d’aria e dispersioni fuggitive, quindi può rendere la captazione più efficiente anche se la produzione biologica segue la sua curva naturale. Una copertura ben drenata e una rete regolata correttamente aiutano a stabilizzare il regime metanigeno e a mantenere portate sfruttabili più a lungo.

Che orizzonte temporale si applica in Italia alla produzione di biogas da discarica?

Vanno tenuti distinti due orizzonti, che vengono spesso confusi.

Orizzonte incentivante: il DM 15 settembre 2022 n. 340 riconosce la tariffa sul biometano per 15 anni, ma il suo perimetro copre nuovi impianti e riconversioni di digestori, non il gas di discarica. I regimi elettrici FER 2 e FER X transitorio non includono il gas di discarica.

Orizzonte di post-gestione: almeno 30 anni di copertura finanziaria ai sensi del D.Lgs. 36/2003, con chiusura subordinata alla dimostrazione che le emissioni residue di biogas siano trascurabili (art. 13, c. 6-bis).

Il secondo orizzonte è quasi sempre più lungo del primo. È questo disallineamento a determinare la fase in cui la discarica va gestita senza alcun ritorno energetico.

È possibile che la portata aumenti anni dopo l’avvio della post-gestione?

Sì. La portata captata può crescere se la rete migliora più velocemente di quanto declini il potenziale biologico del corpo rifiuti: nuovi pozzi, migliore tenuta, regolazione più fine delle depressioni. Sulla serie di Taranto la portata reale captata è cresciuta da 259 a 3.816 Nm³/h (14,7×) a fronte di una crescita teorica di 6,9×, con una sola flessione annuale in quattordici anni (−1,0% nel 2015).

Quali modelli si usano per stimare la produzione di biogas da discarica?

I riferimenti principali sono modelli di decadimento del primo ordine: LandGEM dell’US EPA (giunto alla versione 3.1 nel 2024), il modello IPCC delle 2006 Guidelines Volume 5 usato per gli inventari nazionali, e i modelli previsionali richiesti dalle linee guida regionali italiane — come l’MPE (Modello Previsionale Emissioni). Tutti condividono la stessa struttura: generazione governata dalla costante cinetica k e dal potenziale di metano L₀, calibrati su composizione, età, temperatura e umidità del rifiuto.

Che differenza c’è tra resa di periodo e resa media annua?

La resa di periodo è il rapporto fra la somma del captato e la somma del teorico su tutto l’arco temporale: sulla serie di Taranto vale 80,6%. La media aritmetica delle rese annue vale invece 73,5%, perché attribuisce lo stesso peso agli anni iniziali a bassa portata e agli anni maturi ad alta portata. Per valutazioni economiche va usata la resa di periodo, che riflette il gas realmente movimentato; per valutare la costanza gestionale è più informativa la serie annuale completa.