Qualità del compost: parametri, limiti di legge e controlli sull’ammendante compostato misto
La qualità del compost è l’insieme verificabile di requisiti agronomici (stabilità, sostanza organica, rapporto C/N), igienico-sanitari (limiti sui patogeni) e merceologici (bassa presenza di plastiche, vetro, metalli e inerti) che permette di immettere il prodotto sul mercato come ammendante ai sensi del D.Lgs. 75/2010. Non è un esito di fine linea: si costruisce lungo tutta la filiera, dalla qualità della FORSU in ingresso fino alla raffinazione finale.
Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2026 | Autore: Antonio Bertolotto, ecologo ricercatore con oltre 30 brevetti depositati in ambito ambientale, fondatore di Marcopolo Engineering S.p.A.
Questa guida è pensata per responsabili tecnici, HSE manager e plant manager che devono prendere decisioni documentabili su conformità, controlli e prevenzione delle non conformità. L’impostazione con cui affrontiamo il tema è la stessa che guida la nostra filosofia industriale BEBSSS: gli scarti non sono rifiuti da smaltire, ma risorse da riportare al suolo in condizioni di sicurezza.
1. Che cosa si intende per qualità del compost
La qualità del compost è la capacità del prodotto di risultare conforme come fertilizzante, sicuro per l’impiego agronomico e stabile nel tempo. Si misura su quattro famiglie di parametri: chimici (carbonio, pH, organico, frazione umica, rapporto C/N), fisici (umidità, materiali estranei), microbiologici (Salmonella, Escherichia coli) e di contaminazione (metalli pesanti).
Come sintetizza ARPA Veneto, gli ammendanti compostati devono rispettare limiti specifici per i parametri agronomici, ambientali, microbiologici e di stabilità fissati dal decreto sui fertilizzanti. Tradotto in pratica: un compost può essere agronomicamente eccellente e comunque invendibile se supera la soglia sulle plastiche, oppure merceologicamente pulito ma inutilizzabile se non è stabile.
Il prodotto di riferimento per la filiera FORSU è l’ammendante compostato misto (ACM), definito dall’Allegato 2 del D.Lgs. 75/2010 come il prodotto ottenuto da un processo controllato di trasformazione e stabilizzazione di rifiuti organici, tra cui la frazione organica dei rifiuti urbani da raccolta differenziata e il digestato da trattamento anaerobico. È a questa categoria che si riferiscono i limiti riportati di seguito: l’ammendante compostato verde, per esempio, ha requisiti diversi.
2. I parametri di un ammendante compostato misto conforme
I limiti dell’ACM sono contenuti nell’Allegato 2 del D.Lgs. 75/2010, come modificato dal D.M. 10 luglio 2013 pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La tabella seguente unisce le soglie normative e la lettura gestionale che ne facciamo in impianto.
| Parametro | Limite di legge (ACM) | Che cosa segnala in impianto |
|---|---|---|
| Umidità | ≤ 50% | Stabilità in stoccaggio e movimentazione |
| pH | 6,0 – 8,8 | Compatibilità agronomica |
| Carbonio organico (s.s.) | ≥ 20% | Valore come ammendante |
| Carbonio umico e fulvico (s.s.) | ≥ 7% | Grado di umificazione raggiunto |
| Azoto organico (s.s.) | ≥ 80% dell’azoto totale | Qualità della matrice di partenza |
| Rapporto C/N | ≤ 25 | Stabilità biologica e fine maturazione |
| Plastiche, vetro e metalli ≥ 2 mm (s.s.) | ≤ 0,5% | Efficacia di preselezione e raffinazione |
| Inerti litoidi ≥ 5 mm (s.s.) | ≤ 5% | Qualità del conferimento |
| Indice di germinazione (diluizione 30%) | ≥ 60% | Assenza di fitotossicità residua |
| Salmonella | Assente in 25 g di campione t.q. | Efficacia dell’igienizzazione |
| Escherichia coli | m = 1.000 CFU/g, M = 5.000 CFU/g | Ricontaminazione post-processo |
A questi si aggiungono i limiti sui metalli pesanti, espressi in mg/kg di sostanza secca: cadmio ≤ 1,5, mercurio ≤ 1,5, cromo esavalente ≤ 0,5, nichel ≤ 100, piombo ≤ 140, rame ≤ 230, zinco ≤ 500. I valori e i metodi analitici associati sono riepilogati nella documentazione tecnica sul compost di qualità e nei materiali ISPRA sul trattamento biologico dei rifiuti organici.
Due numeri, nella pratica industriale, separano più spesso di altri il lotto vendibile da quello problematico: lo 0,5% di plastiche, vetro e metalli e il C/N ≤ 25. Il primo dipende quasi interamente da ciò che entra in impianto, il secondo da come viene condotta la maturazione.
3. Due normative a confronto: D.Lgs. 75/2010 e Regolamento UE 2019/1009
Il D.Lgs. 75/2010 disciplina i fertilizzanti nazionali. Dal 16 luglio 2022 si affianca a esso il Regolamento (UE) 2019/1009, che armonizza i prodotti fertilizzanti con marcatura CE e regola il compost nella categoria di materiali costituenti CMC 3. L’adesione al regolamento europeo è opzionale: la disciplina nazionale resta valida per il mercato italiano.
La differenza più rilevante per chi gestisce un impianto riguarda proprio le impurità macroscopiche, ed è utile conoscerla prima di impostare un piano di raffinazione orientato all’export.
| Impurità macroscopiche ≥ 2 mm | D.Lgs. 75/2010 (ACM nazionale) | Reg. UE 2019/1009 (CMC 3) |
|---|---|---|
| Plastica | nessun limite | ≤ 2,5 g/kg s.s. |
| Vetro | nessun limite | ≤ 3 g/kg s.s. |
| Metalli | nessun limite | ≤ 3 g/kg s.s. |
| Somma delle impurità macroscopiche | ≤ 0,5% s.s. (5 g/kg) | ≤ 5 g/kg s.s. |
| IPA16 | non previsto | ≤ 6 mg/kg s.s. |
Il limite complessivo è lo stesso nei due sistemi, 5 g/kg di sostanza secca. Il regolamento europeo è però più severo perché fissa anche un tetto per ogni singolo materiale: 3 g/kg per vetro e metalli e, dal 16 luglio 2026, 2,5 g/kg per la plastica. Un impianto che punta alla marcatura CE deve quindi progettare la linea di raffinazione su queste soglie, non su quella italiana. Il regolamento prevede una nuova valutazione del limite sulla plastica entro il 16 luglio 2029, per tenere conto dei progressi della raccolta differenziata. La Commissione può inoltre modificare gli allegati con atti delegati, e quindi anche i valori ammessi, per adeguarli al progresso tecnico e scientifico.
4. La qualità si decide prima del compostaggio
La principale fonte di non conformità non è il processo: è la FORSU contaminata in ingresso. Un sacchetto in plastica tradizionale che entra in linea viene frammentato dai pretrattamenti e diventa progressivamente più difficile da separare, oltre che più visibile nel prodotto finito.
Il dato di sistema aiuta a dimensionare il problema. Secondo il Consorzio Italiano Compostatori, a causa delle impurità presenti nei rifiuti organici la filiera del biowaste produce durante il recupero scarti pari a circa 230 mila tonnellate all’anno, con i relativi oneri di selezione e di avvio a smaltimento.
Il meccanismo economico è a doppio effetto, ed è la ragione per cui la qualità del conferimento è una questione industriale prima che ambientale: peggiore è la FORSU, maggiore è il volume di scarto da smaltire e minore la produzione di biometano. I due effetti agiscono nella stessa direzione sul conto economico e non sono compensabili aumentando la taglia dell’impianto.
Il metodo che adottiamo nei progetti industriali è di conseguenza sbilanciato a monte: pretrattamento dedicato che separa carta, plastica, ferrosi e inerti prima della digestione anaerobica. A valle si corregge poco e si paga molto.
Sul fronte della raccolta, il CIC ricorda che la frazione umida va conferita senza oggetti in vetro, metallo, plastica o lattine, utilizzando sacchetti compostabili certificati secondo la norma UNI EN 13432.
5. Le analisi di laboratorio: chi può farle e cosa deve dire il referto
Il D.Lgs. 75/2010 prevede che il Ministero dell’agricoltura pubblichi annualmente l’elenco dei laboratori competenti a verificare la conformità dei fertilizzanti. Per il 2026 il riferimento è il decreto ICQRF n. 97158 del 27 febbraio 2026, il cui allegato costituisce l’elenco aggiornato.
Prima di affidare le analisi, conviene verificare tre cose:
- che il laboratorio sia effettivamente incluso nell’elenco ministeriale dell’anno in corso;
- che il referto riporti metodo analitico, incertezza di misura e riferimento normativo per ciascun parametro;
- che i campionamenti siano tracciabili al lotto, perché è sul lotto che si gioca la commerciabilità.
Il referto va letto per blocchi funzionali, non parametro per parametro: identità del prodotto (pH, umidità), sostanza organica e maturazione (C organico, C/N, frazione umica, indice di germinazione), merceologia (plastiche, vetro, metalli, inerti), igiene (Salmonella, E. coli) e sicurezza chimica (metalli pesanti). Il superamento in un blocco ha conseguenze diverse dal superamento in un altro: un problema di maturazione si corregge prolungando la fase aerobica, un problema merceologico no.
Il piano analitico di prodotto va inoltre coordinato, negli impianti soggetti ad AIA, , con il Piano di Monitoraggio e Controllo allegato all’Autorizzazione Integrata Ambientale, che prescrive i controlli su emissioni in atmosfera, emissioni acustiche, reflui e consumi di processo. Sono due sistemi distinti che devono raccontare la stessa storia in caso di verifica.
6. Digestione anaerobica e qualità del compost
Nelle linee integrate la digestione anaerobica precede il compostaggio: la matrice arriva alla fase aerobica già parzialmente stabilizzata e con una minore quantità di biomassa reattiva. Il valore agronomico del prodotto finale, però, non si determina nel digestore, ma nel post-trattamento del digestato: disidratazione, gestione della frazione liquida e compostaggio della frazione solida con strutturante fino all’ottenimento dell’ACM.
Una linea integrata restituisce una resa in compost indicativa del 14–18% sulla FORSU in ingresso. Per le rese energetiche, le taglie, i consumi e il quadro incentivante rimandiamo all’approfondimento dedicato su come si progetta un impianto biometano da FORSU.
La stessa logica vale per gli odori, l’aspetto che più spesso determina il rapporto con il territorio. La stabilizzazione anaerobica riduce la portata d’aria da trattare in fase aerobica; il presidio odorigeno, però, si costruisce con la gestione di processo prima che con l’hardware di abbattimento. Nella sezione dedicata dell’articolo sull’impianto FORSU riportiamo i dati economici di un nostro impianto di biogas agricolo, dove oltre 315.000 euro di scrubber e biofiltro sono stati dismessi grazie a buone pratiche gestionali, formulati biotecnologici e un sistema di nebulizzazione a noleggio da circa 12.000 euro annui, senza segnalazioni odorigene attribuibili all’esercizio.
Un compost stabile ha infine un effetto diretto sul bilancio ambientale complessivo di impianto, tema che trattiamo nella pagina sul bilancio di CO₂.
7. Che cosa cambia nel 2026 per la qualità della FORSU
Il Decreto-legge 7 agosto 2026 n. 143 ha introdotto nel Codice dell’ambiente l’obbligo di compostabilità certificata per alcune categorie di imballaggi in plastica monouso, tra cui confezioni per ortofrutta fresca sotto 1,5 kg e imballaggi del settore alberghiero e della ristorazione. Il decreto è in vigore dall’8 agosto 2026 (è in attesa di conversione in legge, prevista entro il 6 ottobre 2026), mentre il regime sanzionatorio specifico si applicherà dal 1° gennaio 2030. Il Consorzio Italiano Compostatori ha ricostruito contenuti e implicazioni del provvedimento per la filiera del riciclo organico.
Per chi gestisce un impianto la ricaduta è concreta: cambia progressivamente la composizione merceologica del materiale che arriva in linea. Va monitorata, perché una quota crescente di materiali compostabili certificati non equivale automaticamente a una FORSU più pulita se la raccolta non distingue tra compostabile certificato e plastica tradizionale.
8. Segnali operativi che anticipano la non conformità
Il referto arriva sempre dopo. Nell’esercizio quotidiano ci sono però indicatori che precedono il dato analitico e consentono di intervenire prima che il lotto sia chiuso.
- Aumento visivo della frazione estranea in vaglio e raffinazione: anticipa il superamento della soglia sulle plastiche. Richiede un intervento su raccolta, fornitori e preselezione, non sulla sola raffinazione finale.
- Odori persistenti in maturazione: segnalano instabilità biologica e vanno letti insieme al rapporto C/N. Richiedono revisione di aerazione e miscelazione con strutturante.
- Variazione del mix di conferimento: un nuovo fornitore o un cambio di circuito di raccolta è il momento in cui aumentare la frequenza dei controlli, non quello in cui mantenerla invariata.
La logica di fondo è la stessa che applichiamo alla messa in sicurezza delle discariche e alle bonifiche: prevenire l’impatto costa meno che correggerlo. Un approfondimento sul quadro normativo dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica è disponibile nella nostra analisi del D.Lgs. 121/2020.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra ammendante compostato misto e ammendante compostato verde?
Cambiano le matrici di partenza e, di conseguenza, alcuni limiti. L’ammendante compostato misto deriva da rifiuti organici che possono includere FORSU da raccolta differenziata, digestato da trattamento anaerobico, rifiuti di origine animale e agroindustriali; l’ammendante compostato verde deriva da sole matrici vegetali. Il compost prodotto dalle linee FORSU rientra nella prima categoria.
Cosa succede se un lotto supera i limiti di plastiche o metalli pesanti?
Non può essere commercializzato come fertilizzante ai sensi del D.Lgs. 75/2010. Il prodotto deve essere ritrattato, dove possibile, oppure gestito come rifiuto, con impatto economico immediato e conseguenze documentali sulla tracciabilità. È il motivo per cui la prevenzione a monte è più efficace della correzione a valle: sulle impurità macroscopiche, a valle, si può fare molto poco.
Come si sceglie un laboratorio valido per le analisi del compost?
Va scelto tra i laboratori inclusi nell’elenco che il Ministero dell’agricoltura pubblica ogni anno ai sensi dell’articolo 6 del D.Lgs. 75/2010. Per il 2026 il riferimento è il decreto ICQRF n. 97158 del 27 febbraio 2026. Oltre all’inclusione nell’elenco, verificate che il referto riporti metodi, incertezza di misura e riferimento normativo.
La digestione anaerobica migliora o peggiora la qualità del compost?
La migliora sul fronte della stabilità, perché la matrice entra in fase aerobica già parzialmente stabilizzata, a condizione che la filiera a monte sia pulita e che il digestato solido venga compostato e raffinato correttamente. Senza preselezione adeguata, la digestione anaerobica non elimina i contaminanti: li trasferisce al compost.
I limiti europei sono più severi di quelli italiani?
Sulle impurità macroscopiche sì. Il limite complessivo è lo stesso: 5 g/kg di sostanza secca per la somma di vetro, metalli e plastica sopra i 2 mm, pari allo 0,5% della disciplina nazionale. Il Regolamento (UE) 2019/1009 fissa però anche un limite per ciascun materiale: 3 g/kg per vetro e metalli e, dal 16 luglio 2026, 2,5 g/kg per la plastica. Il regolamento europeo è però ad adesione opzionale e riguarda i prodotti con marcatura CE.
Quali parametri indicano che il compost è maturo?
Il rapporto C/N, che per l’ACM non può superare 25, e l’indice di germinazione, che deve essere almeno del 60% su diluizione al 30%. Il secondo è il parametro che verifica direttamente l’assenza di fitotossicità residua: un compost che rispetta i limiti chimici ma con indice di germinazione inferiore al 60% non è conforme e non è pronto per l’impiego agronomico.
In sintesi
La qualità del compost non è un controllo finale ma un sistema: conferimento pulito, pretrattamento dimensionato, processo condotto, raffinazione e piano analitico tracciabile al lotto. Marcopolo Environmental Group opera su scala internazionale nella valorizzazione sostenibile di rifiuti e sottoprodotti, con brevetti e processi orientati all’economia circolare. Aggiornamenti tecnici e normativi sul trattamento dei rifiuti sono pubblicati sul blog.

