Rifiuti organici in Italia: i numeri della filiera
La frazione organica è il primo rifiuto urbano d’Italia, per peso e per valore. Nel 2024 il Paese ne ha raccolte in modo differenziato poco meno di 7,7 milioni di tonnellate, il 37,8% di tutta la raccolta differenziata. Gli impianti di trattamento biologico ne hanno lavorate circa 7,2 milioni, secondo il Rapporto Rifiuti Urbani 2025 di ISPRA.
I numeri nazionali raccontano una filiera matura. Letti per territorio, raccontano una filiera ancora divisa in due: il Nord ha gli impianti, il Centro-Sud raccoglie ma spesso non tratta in casa propria. In questa pagina il MARCOPOLO ENVIRONMENTAL GROUP raccoglie i dati pubblici sulla filiera dei rifiuti organici in Italia e li legge con l’esperienza maturata nella progettazione di impianti di digestione anaerobica per la FORSU.
Dati aggiornati al Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA, edizione 2025 (anno di riferimento 2024).
I numeri chiave del 2024
| Indicatore | Valore 2024 |
|---|---|
| Rifiuti urbani prodotti in Italia | 29,9 milioni di t |
| Raccolta differenziata | 67,7% (Nord 74,2% · Centro 63,2% · Sud 60,2%) |
| Organico raccolto (umido + verde) | 7,67 milioni di t (+2,6% sul 2023) |
| Organico trattato negli impianti biologici | 7,17 milioni di t (+3,9%) |
| Impianti di trattamento biologico | 344 |
| Capacità di trattamento complessiva | 12,7 milioni di t |
| Organico avviato a riciclaggio sul raccolto | 82,1% |
| Scarti dei processi biologici | 12,6% del trattato |
Fonte: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2025 – Dati di sintesi.
Quanti rifiuti organici si raccolgono in Italia
I rifiuti organici sono oltre un terzo dei rifiuti urbani
Secondo le stime merceologiche di ISPRA, la frazione organica rappresenta il 34,8% dei rifiuti urbani prodotti in Italia, oltre 10 milioni di tonnellate l’anno tra la quota raccolta separatamente e quella che finisce ancora nell’indifferenziato. Al Sud la quota sale al 39,3%. Il potenziale da intercettare è quindi più alto di quanto la raccolta differenziata registri oggi.
Nel 2024 la raccolta differenziata dell’organico ha raggiunto 7,67 milioni di tonnellate, con una crescita costante dal 2022:
| Anno | Organico raccolto (milioni di t) |
|---|---|
| 2020 | 7,17 |
| 2021 | 7,38 |
| 2022 | 7,24 |
| 2023 | 7,47 |
| 2024 | 7,67 |
Il flusso è composto per il 68,1% dall’umido di cucine e mense (5,2 milioni di t), per il 27% dagli sfalci e potature di giardini e parchi (quasi 2,1 milioni di t), per il 4,1% dal compostaggio domestico e per lo 0,8% dai rifiuti dei mercati (ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2025).
Il Sud raccoglie sempre di più, ma parte da più lontano.
Il divario nella raccolta differenziata si sta chiudendo. Tra il 2020 e il 2024 la distanza tra Nord e Sud è scesa da 17,3 a 14 punti percentuali: il Mezzogiorno è passato dal 53,5% al 60,2%, il Nord dal 70,8% al 74,2% (ISPRA).
Sull’organico la differenza pro capite resta visibile: 135 kg per abitante al Nord, 122 al Centro, 112 al Sud, al netto del compostaggio domestico. La media nazionale è di 125 kg per abitante.
La raccolta, però, è solo metà della filiera. Il vero divario non sta in quanto si raccoglie, ma in dove l’organico viene poi trattato.
Impianti per i rifiuti organici in Italia: il gap tra raccolta e trattamento
Sei impianti su dieci sono al Nord.
Nel 2024 in Italia operano 344 impianti di trattamento biologico dei rifiuti organici, con una capacità complessiva di 12,7 milioni di tonnellate. Sulla carta è oltre una volta e mezza l’organico raccolto. Il problema è la distribuzione:
| Tipologia di impianto | Nord | Centro | Sud | Italia |
|---|---|---|---|---|
| Compostaggio | 147 | 36 | 67 | 250 |
| Trattamento integrato anaerobico/aerobico | 39 | 12 | 15 | 66 |
| Sola digestione anaerobica | 24 | 2 | 2 | 28 |
| Totale | 210 | 50 | 84 | 344 |
Fonte: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2025.
Il Centro-Sud raccoglie, il Nord tratta.
Il dato che misura meglio il divario è il confronto tra organico raccolto e organico trattato per abitante. Al Nord gli impianti trattano 173 kg per abitante a fronte di 135 kg raccolti: lavorano anche i rifiuti di altre regioni. Al Centro si trattano 75 kg per abitante contro 122 raccolti, al Sud 77 contro 112.
| Macroarea | Organico raccolto (kg/ab) | Organico trattato in loco (kg/ab) |
|---|---|---|
| Nord | 135 | 173 |
| Centro | 122 | 75 |
| Sud | 112 | 77 |
| Italia | 125 | 122 |
La differenza viaggia su camion. Nel 2024 le regioni che hanno inviato più organico fuori dai propri confini sono state la Campania (544 mila t, il 25,8% di tutti i flussi extraregionali), il Lazio (circa 303 mila t) e la Toscana (circa 210 mila t). Il caso più netto è quello campano: su poco più di 650 mila tonnellate raccolte, solo 69 mila vengono recuperate in impianti della regione, l’11% (ISPRA).
Qualcosa si muove. Il Lazio tratta in regione il 57% del proprio organico, contro il 46% del 2022; la Toscana è passata dal 52% al 63% in un anno. Nel 2024 il Centro ha registrato la crescita più forte del trattamento biologico, +15,9%.
Ogni tonnellata trasportata per centinaia di chilometri è un costo per i Comuni e un’emissione evitabile. Colmare il gap impiantistico non è solo una questione di prossimità del trattamento, principio previsto dal Codice ambientale.
Qualità della FORSU: il fattore che decide costi e rese
Non basta raccogliere tanto: bisogna raccogliere bene.
Alla digestione anaerobica deve arrivare solo la parte organica del rifiuto. Tutto il resto, i cosiddetti corpi estranei, va separato in una linea di pretrattamento dedicata, con macchine specifiche per carta, plastica, metalli ferrosi e inerti. Più la FORSU in ingresso è sporca, più cresce il volume di scarti da smaltire: aumentano i costi di gestione dell’impianto e, in parallelo, si riduce la produzione di biometano.
I dati ISPRA confermano che la qualità è il punto su cui si gioca la differenza tra territori. Nel 2024 gli scarti prodotti dagli impianti che trattano i rifiuti organici in Italia sono stati il 12,6% del totale trattato a livello nazionale, in miglioramento rispetto al 13,6% del 2023. Il valore cambia molto per area:
| Macroarea | Scarti sul totale trattato, 2024 |
|---|---|
| Nord | 11,3% |
| Centro | 16,2% |
| Sud | 15,3% |
| Italia | 12,6% |
Considerando i soli materiali non compostabili, la quota è del 6,8% del rifiuto trattato, in linea con il 6,6% stimato in via preliminare dal Consorzio Italiano Compostatori per il 2024. Secondo ISPRA, negli anni sono cresciute soprattutto le plastiche (in particolare i sacchetti non compostabili), seguite da pannolini e vetro.
Nonostante questo, l’82,1% dell’organico raccolto viene effettivamente riciclato, il valore più alto dell’ultimo quinquennio. La frazione organica pesa per il 40,9% su tutto ciò che l’Italia avvia a riciclaggio tra i rifiuti urbani: è il flusso che più di ogni altro tiene il Paese agganciato agli obiettivi europei.
Biometano da FORSU: a che punto siamo
Gli impianti integrati sono diventati la tecnologia di riferimento.
La filiera si sta spostando dal solo compostaggio alla digestione anaerobica, che recupera insieme materia ed energia. Nel 2024 gli impianti integrati anaerobico/aerobico hanno trattato 4,2 milioni di tonnellate, il 58,5% dell’organico nazionale. Il compostaggio è sceso al 34% e la sola digestione anaerobica è salita al 7,5%.
| Tecnologia | Organico trattato 2020 (migliaia di t) | Organico trattato 2024 (migliaia di t) | Variazione |
|---|---|---|---|
| Compostaggio | 3.171 | 2.437 | -23,1% |
| Trattamento integrato | 3.083 | 4.194 | +36,1% |
| Sola digestione anaerobica | 338 | 540 | +59,7% |
Fonte: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2025.
Con gli impianti integrati è cresciuto l’upgrading del biogas a biometano: gli impianti integrati dotati di upgrading sono passati da 36 a 45 in un solo anno. Anche qui la mappa è sbilanciata: 28 al Nord, 6 al Centro, 11 al Sud, con una sola unità in Campania, la regione che esporta più organico.
Quanto biometano produce un impianto FORSU.
La produzione nominale della FORSU è di circa 140 Nmc di biogas per tonnellata, con un contenuto di metano del 55%. Nei progetti sviluppati dal MARCOPOLO ENVIRONMENTAL GROUP la tecnologia scelta è sempre stata la digestione anaerobica mesofila a umido (wet), con temperature di 38-40 °C, che consente la più alta efficienza e il più alto rendimento.
L’impianto tipo oggi è dimensionato per trattare almeno 50-60.000 tonnellate di FORSU l’anno. Su questa taglia, i parametri di progetto sono:
| Parametro di progetto | Valore |
|---|---|
| Biogas prodotto | circa 1.050 Nmc/h al 55% di metano |
| Biogas destinato al cogeneratore per l’autoconsumo | circa 350 Nmc/h |
| Biogas destinato all’upgrading | circa 700 Nmc/h |
| Biometano immesso nella rete gas | circa 390 Smc/h |
| Consumo energetico complessivo dell’impianto | 1,5-2 kWh per Smc di biometano |
Valori di progetto di un impianto tipo, non dati di esercizio di un impianto specifico.
Il consumo energetico è alto perché la normativa ambientale sugli impianti che trattano rifiuti è molto severa: pretrattamento, biofiltrazione dell’aria dei capannoni, trattamento della frazione liquida del digestato, upgrading e compressione richiedono energia. Per questo l’assetto in autoconsumo è ormai un obbligo, e circa un terzo del biogas prodotto serve a far funzionare l’impianto stesso.
Nei nuovi incentivi la FORSU pesa ancora poco.
Il DM 15 settembre 2022, finanziato dal PNRR, ha ammesso agli incentivi 551 impianti di biometano, con una producibilità attesa di 2,08 miliardi di Smc l’anno. Di questi, solo 28 sono impianti a FORSU: gli altri 523 sono agricoli (CIB su Servizi a Rete, marzo-aprile 2026). La crescita del biometano italiano, oggi, passa soprattutto dall’agricoltura.
Scenari a cinque anni
Gli obiettivi europei passano dall’organico.
Entro il 2035 l’Italia dovrà riciclare il 65% dei rifiuti urbani e portare lo smaltimento in discarica sotto il 10%. Oggi il riciclaggio è al 52,3% e la discarica al 14,8%, che sale al 15,5% contando gli scarti dell’incenerimento destinati a discarica (ISPRA). Poiché l’organico rappresenta il 40,9% di tutto ciò che viene riciclato, nessun obiettivo è raggiungibile senza intercettare e trattare meglio la FORSU.
| Obiettivo UE | Scadenza | Italia 2024 |
|---|---|---|
| Riciclaggio rifiuti urbani ≥ 55% | 2025 | 52,3% |
| Riciclaggio rifiuti urbani ≥ 60% | 2030 | 52,3% |
| Riciclaggio rifiuti urbani ≥ 65% | 2035 | 52,3% |
| Discarica ≤ 10% | 2035 | 15,5% |
Cosa aspettarsi da qui al 2030.
- Più impianti integrati, meno compostaggio puro. Tra il 2023 e il 2024 hanno chiuso o sono stati riconvertiti 25 impianti di solo compostaggio. ISPRA segnala nuovi impianti in arrivo, quasi tutti con produzione di biometano, in Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna.
- Il Sud come banco di prova. Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna sono tra le regioni con nuovi impianti previsti. Se entreranno in esercizio, i flussi extraregionali di organico potrebbero ridursi in modo significativo; se tarderanno, il divario resterà.
- Il biometano oltre il PNRR. Il PNIEC fissa un obiettivo di 5,7 miliardi di metri cubi di biometano all’anno entro il 2030. Con la revisione del PNRR, gli impianti ammessi al DM 2022 hanno ottenuto più tempo per entrare in esercizio, ma il regime di sostegno dopo il 2026 non è ancora definito (Consorzio Italiano Biogas).
- Le regole di connessione alla rete gas. ARERA ha avviato un procedimento che dovrebbe definire entro il 31 dicembre 2026 la nuova disciplina per collegare gli impianti di biometano alle reti. Per chi progetta un impianto FORSU, la distanza dalla rete e la capacità di assorbimento diventano parametri di scelta del sito.
- La qualità della raccolta come leva economica. Con tariffe di conferimento in calo, ogni punto di scarti in meno pesa direttamente sul conto economico dell’impianto e sulla quantità di biometano prodotto.
La lettura di Marcopolo
Tre fattori decidono se un impianto FORSU sta in piedi.
Dall’esperienza maturata nella progettazione di impianti di digestione anaerobica, il MARCOPOLO ENVIRONMENTAL GROUP individua tre variabili che, più della tecnologia, determinano la sostenibilità di un impianto per l’organico.
- La tariffa di conferimento. È il ricavo che l’impianto incassa per ogni tonnellata di FORSU ricevuta. Negli ultimi dieci anni, al Nord Italia, è passata in media da circa 100 a circa 40 euro per tonnellata. Con un ricavo di conferimento più basso, l’impianto deve reggersi sempre di più sull’energia prodotta.
- Il regime incentivante del biometano. Insieme alla tariffa di conferimento, è il parametro che determina la taglia economicamente sostenibile di un impianto. Oggi, sotto il profilo economico, è preferibile valorizzare il biogas come biometano piuttosto che come energia elettrica.
- La qualità della raccolta. La raccolta differenziata della FORSU non è ancora diffusa in modo omogeneo sul territorio nazionale e, specialmente al Sud, parte da valori più bassi. Una FORSU di qualità scarsa significa più scarti da smaltire, più costi di gestione e meno biometano.
“La filiera dell’organico non si chiude con la raccolta. Senza impianti vicini ai territori che raccolgono, e senza una FORSU pulita in ingresso, ogni tonnellata intercettata diventa un costo da trasportare invece che biometano da immettere in rete. È lì che si gioca la partita dei prossimi anni, soprattutto al Sud.” — Alessia Bertolotto
Domande frequenti sui rifiuti organici in Italia
Quanti rifiuti organici si raccolgono in Italia?
Nel 2024 la raccolta differenziata della frazione organica (umido + verde) ha raggiunto poco meno di 7,7 milioni di tonnellate, pari al 37,8% di tutta la raccolta differenziata nazionale. Il dato è in crescita del 2,6% rispetto al 2023 (fonte: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2025).
Quanta FORSU si tratta in Italia?
Gli impianti di trattamento biologico hanno trattato nel 2024 circa 7,2 milioni di tonnellate di organico da raccolta differenziata: il 58,5% in impianti integrati anaerobico/aerobico, il 34% in impianti di compostaggio e il 7,5% in impianti di sola digestione anaerobica.
Quanti impianti di compostaggio e digestione anaerobica ci sono in Italia?
Nel 2024 sono operativi 344 impianti di trattamento biologico: 250 di compostaggio, 66 di trattamento integrato e 28 di sola digestione anaerobica. Di questi, 210 si trovano al Nord, 50 al Centro e 84 al Sud.
Perché c’è un gap impiantistico per l’organico al Sud?
Il Centro-Sud raccoglie più organico di quanto riesca a trattare nei propri impianti: al Sud si trattano 77 kg per abitante a fronte di 112 kg raccolti, mentre al Nord si trattano 173 kg a fronte di 135. La differenza viene trasportata in altre regioni. La Campania, ad esempio, tratta in regione solo l’11% dell’organico che raccoglie.
Quanto biogas produce una tonnellata di FORSU?
La produzione nominale è di circa 140 Nmc di biogas per tonnellata, con un contenuto di metano del 55%. Un impianto tipo da 50-60.000 tonnellate l’anno produce circa 1.050 Nmc/h di biogas, da cui si ottengono circa 390 Smc/h di biometano dopo l’autoconsumo e l’upgrading (parametri di progetto MARCOPOLO ENVIRONMENTAL GROUP).
Quanta energia consuma un impianto di biometano da FORSU?
Il consumo complessivo di un impianto che tratta FORSU, comprensivo di pretrattamento, biofiltrazione dell’aria, trattamento del digestato, upgrading e compressione, si stima tra 1,5 e 2 kWh per ogni Smc di biometano prodotto.
Quanti scarti producono gli impianti che trattano l’organico?
Nel 2024 gli scarti sono stati il 12,6% del totale trattato a livello nazionale: 11,3% al Nord, 16,2% al Centro e 15,3% al Sud. La qualità della raccolta, in particolare la presenza di plastiche non compostabili, è il fattore che pesa di più.
Fonti: ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2025 (dati 2024); Consorzio Italiano Biogas su Servizi a Rete, marzo-aprile 2026 (dati GSE al 14 novembre 2025); parametri di progetto forniti da MARCOPOLO ENVIRONMENTAL GROUP. Pagina aggiornata a ottobre 2026.

