Impianto biometano da FORSU: come si progetta una linea di digestione anaerobica e compostaggio integrata
Un impianto FORSU che integra digestione anaerobica e compostaggio è un sistema industriale unico, non la somma di due reparti: produce biometano, stabilizza la matrice organica e valorizza il digestato come ammendante. Su un impianto tipo da 50.000–60.000 t/anno la filiera produce circa 1.050 Nm³/h di biogas al 55% di CH₄, di cui circa 390 Smc/h diventano biometano immesso in rete. La scelta tecnologica — umida o secca, mesofila o termofila — e il quadro incentivante determinano insieme se il progetto sta in piedi.
Ultimo aggiornamento: 27/08/2026 Autore: Antonio Bertolotto, ecologo ricercatore con oltre 30 brevetti depositati in ambito ambientale – Fondatore Marcopolo Engineering Spa.
Che cos’è un impianto integrato di digestione anaerobica e compostaggio per la FORSU
Un impianto integrato di digestione anaerobica (processo biologico in assenza di ossigeno) e compostaggio (processo aerobico) per la FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) è un’architettura che coordina pretrattamenti, produzione di biogas e maturazione aerobica per massimizzare insieme resa energetica e qualità agronomica del prodotto finale.
In Italia la filiera è mappata dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC) e da ISPRA nel Rapporto Rifiuti Urbani. Il sistema impiantistico nazionale conta 363 impianti di trattamento, che hanno gestito 8,7 milioni di tonnellate di rifiuti organici producendo circa 2 milioni di tonnellate di compost, 475 milioni di metri cubi di biogas e 201 milioni di metri cubi di biometano, oltre a più di 160 milioni di metri cubi di anidride carbonica in parte destinati all’industria alimentare (CIC, Organic Biorecycling, ottobre 2025).
La quota specificamente integrata resta minoritaria: nel 2021 gli impianti che combinano digestione anaerobica e compostaggio erano 63, con una capacità autorizzata stimata di 5.109.000 t/anno a fronte di 4.299.000 t/anno effettivamente trattate. Lo stesso scarto si osserva su base regionale: in Lombardia la Città Metropolitana di Milano registra circa 1,39 milioni t/anno di capacità autorizzata per impianti di digestione anaerobica e compostaggio, contro 0,96 milioni t/anno effettivamente trattate.
Il divario non è un dettaglio statistico. Indica che la capacità nominale autorizzata sovrastima sistematicamente quella realmente esercibile, e questo va tenuto presente in ogni valutazione di bacino: progettare sul dato autorizzato anziché su quello trattato porta a sovradimensionare la concorrenza sul conferimento.
Come funziona la filiera: dal conferimento al biometano in rete
Il processo di trattamento della FORSU è la digestione anaerobica, declinabile su due assi. Il primo è la temperatura di esercizio: mesofilia a 38–40 °C, termofilia a 52–55 °C. Il secondo è il tenore di solidi sospesi, che distingue i processi wet, semi-dry e dry, con SS variabile tra il 10% e il 30%.
Nei progetti che sviluppiamo la scelta è sempre caduta sulla configurazione umida mesofila, perché su FORSU è quella che consente la più alta efficienza e il rendimento migliore. La matrice pompabile rende fluidodinamica e miscelazione più controllabili rispetto alle configurazioni secche, con benefici su stabilità di processo, resa e gestione degli inerti.
Un vantaggio ulteriore riguarda il bilancio idrico: nel processo wet i volumi di acqua di processo sono recuperabili, previo trattamento, per usi industriali. Non è un dettaglio secondario, perché la gestione della frazione liquida del digestato è una delle voci più onerose di un impianto FORSU sia in conto capitale sia in esercizio.
La configurazione a secco resta una scelta praticata, anche su impianti recenti: a Copparo, in provincia di Ferrara, è in realizzazione un biodigestore con tecnologia dry affiancato da un’area di compostaggio per il trattamento del digestato e della frazione verde, dimensionato su circa 55.000 t/anno complessive — 38.000 t/anno di frazione organica e 17.000 t/anno di sfalci e ramaglie — per una produzione attesa di circa 3,3 milioni di Smc/anno di biometano e circa 12.500 t/anno di compost di qualità. Le due strade sono entrambe percorribili: cambiano il bilancio idrico, la gestione della miscelazione e il profilo dei consumi.
Un esempio pubblico di integrazione multi-area è il Polo Ecologico Integrato di Pinerolo, descritto così dal gestore:
Il Polo Ecologico è un esempio pressoché unico nel suo genere perché integra differenti aree impiantistiche in un unico luogo: un’area di pretrattamento e digestione anaerobica dei rifiuti organici, un’area di compostaggio, un’area energetica.
— ACEA Energie Nuove, Gestore del Polo Ecologico Integrato di Pinerolo
Sul fronte dell’orientamento al biometano, il progetto OWAC per il Comune di Lecce descrive una linea con digestione anaerobica, disidratazione del digestato, trattamento reflui, compostaggio e unità di upgrading, dimensionata su 40.000 t/anno di FORSU e 10.000 t/anno di sfalci verdi.
Quali rese, consumi e taglie sono realistici: il bilancio di un impianto tipo
Per impostare una valutazione difendibile in fase preliminare servono tre numeri: resa, consumi ausiliari e taglia.
Resa
La produzione nominale della FORSU è pari a circa 140 Nm³/ton di biogas al 55% di CH₄. Il valore va letto in funzione di tre variabili: qualità della raccolta differenziata, tenore di impurità e biodegradabilità effettiva della frazione conferita.
Taglia e bilancio energetico
L’impianto tipo che progettiamo oggi è dimensionato per trattare almeno 50.000–60.000 t/anno di FORSU, che corrispondono a circa 1.050 Nm³/h di biogas al 55% di metano.
Sotto il profilo economico è preferibile valorizzare il biogas in biometano anziché in energia elettrica. Poiché l’assetto in autoconsumo è ormai un requisito di fatto, la ripartizione tipica del biogas prodotto è la seguente:
| Destinazione | Portata | Funzione |
|---|---|---|
| Cogeneratore | ~350 Nm³/h | copertura fabbisogni termici ed elettrici di impianto |
| Sezione upgrading | ~700 Nm³/h | produzione biometano |
| Biometano in rete | ~390 Smc/h | immissione in rete gas naturale SNAM |
Il bilancio chiude su sé stesso, ed è un buon test di coerenza per chiunque stia valutando un dimensionamento. I 390 Smc/h di biometano, ai consumi di filiera indicati sotto, richiedono un carico elettrico dell’ordine di 585–780 kW; i 350 Nm³/h destinati alla cogenerazione, a un rendimento elettrico ordinario, si collocano nello stesso intervallo. Se in un dimensionamento preliminare queste due grandezze non si incontrano, l’errore è quasi sempre a monte: nella stima di resa o nel perimetro dei consumi.
Il valore è coerente con i progetti pubblici comparabili. Le schede tecniche dei principali impianti FORSU italiani in progetto o realizzazione si collocano tra 7,9 e 9,2 Sm³/h di biometano per ogni 1.000 t/anno di capacità: Lecce dichiara 410 Sm³/h su 50.000 t/anno, Brindisi 430 Sm³/h su 46.700 t/anno, Giugliano 600 Sm³/h su 75.700 t/anno. Il nostro impianto tipo si colloca su 6,5–7,8 Sm³/h per 1.000 t/anno, quindi nella stessa banda con un margine prudenziale.
Consumi
I consumi energetici di un impianto FORSU sono elevati, perché trattandosi di rifiuti la normativa ambientale di riferimento è severa nel prevenire impatti e inquinamento. Il consumo complessivo si colloca su 1,5–2 kWh per ogni Smc di biometano prodotto, considerando l’intero perimetro: pretrattamento FORSU, biofiltrazione dell’aria dei capannoni, trattamento della frazione liquida del digestato, upgrading e compressione del biometano.
Il perimetro è la parte che conta. Valori più bassi che circolano in letteratura spesso escludono la linea acque del digestato o la biofiltrazione, che su FORSU pesano in modo significativo: confrontare due stime senza verificare cosa includono porta a errori di valutazione consistenti.
Tabella di sintesi
| Voce | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Resa biogas da FORSU | ~140 Nm³/ton @ 55% CH₄ | dato di progetto Marcopolo |
| Taglia impianto tipo | 50.000–60.000 t/anno | dato di progetto Marcopolo |
| Biogas prodotto (impianto tipo) | ~1.050 Nm³/h @ 55% CH₄ | dato di progetto Marcopolo |
| Biogas a cogenerazione | ~350 Nm³/h | dato di progetto Marcopolo |
| Biogas a upgrading | ~700 Nm³/h | dato di progetto Marcopolo |
| Biometano immesso in rete | ~390 Smc/h | dato di progetto Marcopolo |
| Consumo elettrico filiera | 1,5–2 kWh/Smc | dato di progetto Marcopolo |
| Temperatura mesofila / termofila | 38–40 °C / 52–55 °C | dato di progetto Marcopolo |
| Solidi sospesi wet / semi-dry / dry | 10–30% | dato di progetto Marcopolo |
| Benchmark biometano progetti IT | 7,9–9,2 Sm³/h per 1.000 t/anno | schede progetto OWAC |
| Impianti integrati in Italia (2021) | 63, per 5,1 Mt/anno autorizzate | CIC |
Quadro incentivante 2026: cosa è cambiato per gli impianti FORSU
La taglia di un impianto FORSU dipende principalmente da due parametri: la tariffa di conferimento della FORSU e il regime incentivante la produzione di biometano. Il secondo è stato riscritto nei mesi scorsi, e chi valuta un progetto oggi lavora in un quadro diverso da quello di dodici mesi fa.
Il riferimento resta il DM 15 settembre 2022 (Decreto Biometano), che attua l’Investimento 1.4 della Missione 2 Componente 2 del PNRR. Riconosce due componenti: un contributo in conto capitale sulle spese ammissibili e una tariffa incentivante sulla produzione netta immessa in rete, erogata dal GSE per quindici anni dall’entrata in esercizio commerciale. L’accesso avviene tramite aste a ribasso sulla tariffa di riferimento.
La tariffa può assumere due forme. La Tariffa Omnicomprensiva incorpora il valore del gas naturale e delle Garanzie di Origine, con ritiro del biometano garantito dal GSE. La Tariffa Premio è calcolata come differenza tra tariffa spettante e somma di prezzo medio mensile del gas e delle GO, con vendita a carico del produttore, che mantiene la disponibilità delle Garanzie di Origine.
Qui la scelta di taglia diventa una scelta regolatoria. Gli impianti con capacità produttiva superiore a 250 Smc/h accedono esclusivamente alla Tariffa Premio. Un impianto tipo FORSU da 50.000–60.000 t/anno, che produce circa 390 Smc/h di biometano, si colloca stabilmente sopra quella soglia: la commercializzazione del biometano e la gestione delle GO restano quindi in capo al produttore.
Non è un dettaglio amministrativo, perché cambia il profilo di rischio del business plan — chi progetta un impianto di questa taglia deve mettere in conto una funzione commerciale sul gas che con la Tariffa Omnicomprensiva non servirebbe.
Il DL 19/2026, convertito in Legge 50/2026 (art. 27), ha poi ridefinito tempistiche e strumenti. La misura è diventata un programma di sovvenzione finanziaria da 2.236 milioni di euro gestito direttamente dal GSE. Gli accordi di concessione andavano stipulati entro il 30 giugno 2026; da quella comunicazione decorre un termine di 24 mesi per l’entrata in esercizio, che vale sia per il contributo in conto capitale sia per l’incentivo in conto esercizio.
Cosa significa operativamente. Per i progetti già in graduatoria, la finestra realizzativa si chiude tra il primo e il secondo semestre 2028 a seconda della data di comunicazione dell’accordo: il cronoprogramma di costruzione e commissioning non ha margine per iterazioni tecnologiche tardive. Per i progetti fuori graduatoria, la valutazione economica va rifatta senza contributo in conto capitale, il che sposta il punto di pareggio verso taglie maggiori e verso configurazioni ad alta resa per tonnellata.
Un requisito che retroagisce sulla progettazione riguarda la sostenibilità: il biometano destinato ai trasporti deve dimostrare una riduzione di gas serra di almeno il 65%, quello destinato ad altri usi almeno l’80%. Methane slip nell’upgrading e consumi ausiliari entrano direttamente in questo calcolo, e non sono correggibili a valle.
Digestione anaerobica più compostaggio, o solo compostaggio?
La linea integrata produce un vettore energetico che il solo compostaggio non produce, e stabilizza la matrice prima della fase aerobica. Il confronto va letto su tre assi: energia, qualità del residuo, condizioni economiche.
| Parametro | Linea integrata (DA + compostaggio) | Solo compostaggio |
|---|---|---|
| Prodotto energetico | ~140 Nmc biogas/ton @ 55% CH₄ | nessuno |
| Biometano in rete (impianto tipo) | ~390 Smc/h | — |
| Resa in compost | 14–18% su FORSU in ingresso | variabile secondo matrice |
| Stabilizzazione | anaerobica, poi maturazione aerobica | aerobica totale |
| Aria da trattare | inferiore, biomassa già stabilizzata | superiore |
| Valorizzazione materia | compost da digestato + ricircoli acque | compost da FORSU tal quale |
| Driver economici | tariffa GSE + GO + tipping fee + compost | tipping fee + qualità compost |
| Vincolo regolatorio | soglia 250 Smc/h su forma tariffaria | — |
Il dato sulla resa in compost trova riscontro nei progetti pubblici: Lecce dichiara 7.200 t/anno di compost su 50.000 t/anno di FORSU, Giugliano 10.500 su 75.700, Brindisi 8.400 su 46.700.
L’impatto odorigeno è il punto più spesso sottovalutato nel confronto. La stabilizzazione anaerobica riduce la biomassa reattiva che entra in aerobiosi e con essa la portata d’aria da trattare. Come sintetizza Leonardo Ambiente in commento alla sentenza CdS n. 7789/2025:
Tra compostaggio solo aerobico e trattamento integrato anaerobico–aerobico l’impatto odorigeno non è equivalente: nella linea integrata la puzza diminuisce perché l’aria da trattare è minore e la biomassa è già stabilizzata.
— Leonardo Ambiente, Centro di consulenza tecnica e formazione su impianti rifiuti
Gestione degli odori: cosa funziona davvero
Sulla gestione olfattometrica riportiamo un dato di esercizio che riguarda un nostro impianto di biogas agricolo, non una linea FORSU. Le condizioni di processo sono diverse, ma il percorso di ottimizzazione è istruttivo e i numeri sono reali.
In fase autorizzativa gli enti avevano prescritto uno scrubber ad acqua e un biofiltro a due letti filtranti, per un investimento di 315.070 euro sostenuto tra marzo 2009 e maggio 2011. Negli anni successivi abbiamo dimostrato il rispetto dei limiti previsti attraverso una combinazione diversa: buone pratiche gestionali, un sistema di nebulizzazione a noleggio e l’impiego di formulati biotecnologici.
Il risultato è che scrubber e biofiltro sono stati dismessi e oggi non vengono più utilizzati, con un risparmio energetico significativo.
| Periodo | Voce | Importo |
|---|---|---|
| 2009–2011 | acquisto scrubber e biofiltro | 315.070 € |
| 2023 | consulenza emissioni odorigene + noleggio nebulizzazione | 35.460 € |
| 2024 | noleggio sistema di nebulizzazione | 11.820 € |
| 2025 | noleggio sistema di nebulizzazione | 11.820 € |
| gen–lug 2026 | noleggio sistema di nebulizzazione | 6.895 € |
Sull’impianto non si sono mai verificate segnalazioni odorigene attribuibili all’esercizio. Le uniche segnalazioni pervenute risalgono a un periodo precedente l’effettiva entrata in funzione, ed erano riconducibili ad allevamenti zootecnici presenti sul territorio.
La lettura industriale è che il presidio odorigeno non si risolve necessariamente con il massimo impianto di abbattimento prescritto in autorizzazione. Una gestione di processo corretta può rendere superflua una parte dell’hardware, con benefici sia sui consumi sia sul costo del ciclo di vita: nel caso descritto, oltre 315.000 euro di impianto sostituiti da circa 12.000 euro annui di gestione.
Il post-trattamento del digestato decide la qualità del compost
Il valore agronomico di una linea integrata si determina nel post-trattamento del digestato, non nel digestore. La sequenza tipica prevede disidratazione (pressa a vite o centrifuga), gestione della frazione liquida (ammoniaca, salinità, COD) e compostaggio della frazione solida con strutturante, fino all’ottenimento di ammendante compostato misto (ACM) conforme alla disciplina sui fertilizzanti del D.Lgs. 75/2010.
Sul controllo qualità il nostro protocollo prevede due analisi all’anno presso laboratori accreditati. Sui lotti prodotti la conformità alla normativa fertilizzanti è stata sempre verificata, con parametri ampiamente all’interno dei limiti di legge. Il risultato dipende da standard di processo proprietari e da controlli di qualità continui, non dal solo controllo finale: sulla qualità del compost si interviene a monte, governando separazione, ricircoli e miscelazione con strutturanti.
Nel processo umido i volumi di acqua di processo risultano recuperabili per usi industriali previo trattamento, il che chiude parzialmente il bilancio idrico e riduce l’esposizione alla gestione della frazione liquida.
Sul fronte scala, il biodigestore integrato fanghi-FORSU di Livorno prevede a regime 17.000 t/anno di rifiuti organici e 4.100 t/anno di fanghi, con circa 2,6 milioni di m³ di biogas e 8.500 t/anno di digestato: un esempio che la configurazione integrata non è riservata ai grandi impianti.
Qualità della FORSU in ingresso: il vincolo che condiziona tutto il resto
La filiera dell’organico finalizzata alla produzione di biometano richiede raccolta differenziata all’origine della FORSU, che non è ancora diffusa in modo omogeneo e capillare sul territorio nazionale. Nel Mezzogiorno le percentuali di raccolta differenziata si attestano in media su valori ancora molto bassi, e questo condiziona la localizzazione degli impianti prima ancora della loro progettazione.
Ai fini energetici la qualità della FORSU è fondamentale, perché alla fase di digestione anaerobica deve arrivare solamente la parte organica del rifiuto. Tutti i corpi estranei richiedono una linea di pretrattamento dedicata, con macchine specifiche che separano carta, plastica, ferrosi e inerti.
Il meccanismo economico è a doppio effetto, ed è il motivo per cui la qualità del conferimento non è una questione ambientale ma industriale: peggiore è la qualità della FORSU, maggiore è il volume di scarto da smaltire — quindi più alti i costi gestionali — e minore la produzione di biometano. I due effetti agiscono nella stessa direzione sul conto economico, e non sono compensabili aumentando la taglia.
Per contesto: la sola frazione organica raccolta in Italia ammonta a 5,5 milioni di tonnellate, pari a una media di 126,6 kg per abitante (CIC, dati 2023).
Monitoraggio e conformità: cosa prescrive l’AIA
Gli impianti che trattano rifiuti — siano essi impianti di biogas da discarica o di FORSU in digestione anaerobica — devono dotarsi di un Piano di Monitoraggio e Controllo, che diventa allegato all’autorizzazione principale, l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Il documento indica e prescrive tutti i controlli e i monitoraggi ambientali previsti per verificare la corretta gestione dell’impianto ed evitare inquinamento di ogni tipo: falde, atmosfera, acustico.
I controlli principali riguardano:
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emissioni in atmosfera
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emissioni acustiche
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consumi di combustibili, chemicals e altri materiali di processo
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analisi dei reflui
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analisi del biogas e del biometano prodotti e consumati
Il Piano di Monitoraggio non è un adempimento formale. È il documento su cui si misura la continuità operativa dell’impianto, e per un asset che deve restare in esercizio quindici anni sotto tariffa incentivante la continuità operativa è una variabile economica di primo ordine.
Quando la linea integrata crea più valore del solo compostaggio
Una linea integrata crea più valore quando la redditività non dipende dalla sola tariffa di conferimento, ma da un portafoglio: biometano, riduzione emissioni, qualità del compost, servizi ambientali.
La dinamica di mercato spinge in quella direzione. Nel Nord Italia la tariffa di conferimento della FORSU è passata in media da 100 euro/ton a 40 euro/ton negli ultimi dieci anni. Una compressione di questa entità rende centrale l’efficienza di processo e la massimizzazione della resa energetica per tonnellata: il margine che un tempo veniva dal gate si è spostato sul vettore energetico.
La scalabilità conta quanto l’efficienza. I casi pubblici mostrano che la configurazione integrata non è riservata ai grandi impianti: Lecce a 40.000 t/anno e Livorno a 17.000 t/anno rappresentano traiettorie diverse ma entrambe industrialmente sostenibili, purché il bacino di conferimento sia coerente.
Marcopolo Environmental Group opera su scala internazionale nella valorizzazione sostenibile di rifiuti e sottoprodotti, con processi avanzati e brevetti orientati all’economia circolare. Per approfondimenti correlati: Sonita, SOSESI, Bilancio CO₂ e l’analisi della normativa D.Lgs. 121/2020 sulle discariche.
Nota metodologica
I valori indicati come dati di progetto Marcopolo derivano dai progetti FORSU sviluppati dal gruppo e sono riferiti a produzione nominale su FORSU da raccolta differenziata. I consumi elettrici sono riferiti al perimetro completo della filiera biometano: pretrattamento FORSU, biofiltrazione dell’aria dei capannoni, trattamento della frazione liquida del digestato, upgrading e compressione.
I dati economici sulla gestione odorigena e sul controllo qualità del compost si riferiscono a un impianto di biogas agricolo del gruppo, non a una linea FORSU, e sono indicati come tali nel testo.
FAQ
Quali incentivi sono disponibili nel 2026 per un impianto biometano da FORSU?
Il riferimento è il DM 15 settembre 2022, che prevede un contributo in conto capitale e una tariffa incentivante sulla produzione netta immessa in rete, erogata dal GSE per quindici anni. Il DL 19/2026, convertito in Legge 50/2026, ha trasformato la misura in un programma di sovvenzione da 2.236 milioni gestito dal GSE: gli accordi di concessione andavano stipulati entro il 30 giugno 2026 e da quella comunicazione decorrono 24 mesi per l’entrata in esercizio.
Quanto biometano produce un impianto FORSU da 50.000–60.000 t/anno?
Un impianto di questa taglia produce circa 1.050 Nm³/h di biogas al 55% di metano. In assetto con autoconsumo, circa 350 Nm³/h alimentano il cogeneratore per i fabbisogni termici ed elettrici e i restanti 700 Nm³/h vanno all’upgrading, con una produzione di circa 390 Smc/h di biometano immesso in rete.
Quanto costa in energia produrre biometano da FORSU?
Servono 1,5–2 kWh di energia elettrica per ogni Smc di biometano prodotto, includendo pretrattamento, biofiltrazione, trattamento della frazione liquida del digestato, upgrading e compressione. I consumi sono elevati perché la normativa ambientale applicabile al trattamento rifiuti è severa.
Meglio digestione anaerobica umida o secca per la FORSU?
Nei nostri progetti la scelta è sempre caduta sulla tecnologia mesofila wet, perché consente la più alta efficienza e il rendimento migliore, con il vantaggio ulteriore che i volumi di acqua di processo sono recuperabili per usi industriali previo trattamento. I processi si distinguono per temperatura, mesofilia 38–40 °C e termofilia 52–55 °C, e per tenore di solidi sospesi tra il 10% e il 30% nelle configurazioni wet, semi-dry e dry.
Una linea integrata riduce davvero gli odori rispetto al solo compostaggio?
Sì: la biomassa entra in fase aerobica già stabilizzata dalla digestione anaerobica, quindi la portata d’aria da trattare risulta inferiore. L’entità della riduzione dipende da layout, confinamenti, dimensionamento dei biofiltri e gestione delle fasi di pretrattamento e maturazione.
Qual è una taglia bancabile per un impianto integrato FORSU?
L’impianto tipo che progettiamo oggi tratta almeno 50.000–60.000 t/anno. La taglia dipende da due parametri: la tariffa di conferimento della FORSU e il regime incentivante il biometano. Esistono progetti pubblici a 40.000 t/anno, come Lecce, e casi più piccoli come Livorno a 17.000 t/anno.
Perché la qualità della FORSU incide sulla redditività?
Perché agisce due volte nella stessa direzione: una FORSU più sporca genera più scarti da smaltire, quindi maggiori costi gestionali, e riduce contemporaneamente la produzione di biometano. Alla digestione deve arrivare solo la frazione organica, e la separazione di carta, plastica, ferrosi e inerti richiede una linea di pretrattamento dedicata.
Conviene una linea integrata se il tipping fee scende?
Sì, ma cambiano i driver. Nel Nord Italia la tariffa di conferimento è passata in media da 100 €/ton a 40 €/ton in dieci anni: con il gate compresso, il risultato economico dipende dalla resa energetica, dalla continuità operativa e dalla valorizzazione di compost e digestato.

